Violentata nel parco di Porta Susa, due arresti dopo due mesi di caccia

La 52enne, avvicinata dentro la stazione, fu trascinata in un’area verde e stuprata. In carcere due uomini marocchini senza fissa dimora.

Torino – Un’aggressione brutale consumata nell’ombra di uno dei più trafficati snodi ferroviari della città, a pochi passi dai binari e dalle telecamere, nel silenzio complice della notte. Due uomini, entrambi cittadini marocchini senza fissa dimora, sono stati arrestati per la violenza sessuale di gruppo perpetrata lo scorso 20 aprile ai danni di una donna di 52 anni, residente nella provincia di Cuneo, nelle immediate vicinanze della stazione di Torino Porta Susa.

La ricostruzione degli investigatori, suffragata da accertamenti tecnici e testimonianze, racconta una dinamica tanto rapida quanto feroce. I due avrebbero avvicinato la vittima – che secondo Il Corriere di Torino e La Stampa si trovava in stato di ebbrezza – all’interno della stazione ferroviaria, approfittando della sua vulnerabilità per condurla in un parco adiacente allo scalo. È lì, al riparo dagli sguardi, che la donna sarebbe stata violentata.

Soccorsa e trasportata in ospedale, le sono stati diagnosticati 15 giorni di prognosi. Un referto che certifica le conseguenze fisiche dell’aggressione, ma che nulla può dire sulle ferite invisibili lasciate da una violenza di questa natura. La 52enne ha trovato il coraggio di presentare denuncia, mettendo in moto la macchina investigativa.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Torino, sono state condotte congiuntamente dai carabinieri della Compagnia Torino San Carlo e dalla sezione di polizia giudiziaria. Un lavoro serrato che ha portato a risultati concreti nel giro di poche settimane.

Il primo dei due indagati, un 40enne, è stato rintracciato e arrestato già a fine maggio a Chivasso, e trasferito nel carcere di Ivrea. Il secondo, un 34enne, è stato fermato nella notte del 20 giugno dalla polizia di frontiera a Bardonecchia, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Torino, e successivamente trasferito nel penitenziario torinese “Lorusso e Cotugno”.

Due mesi di indagini per restituire un nome e un volto a chi, secondo l’accusa, ha trasformato i dintorni di una stazione ferroviaria nel teatro di un orrore che nessuna donna dovrebbe mai subire.