Avrebbe citato quattro sentenze della Cassazione erroneamente attribuite ad altri casi, facendo perdere la causa al cliente e subendo sanzioni economiche.
Siracusa – Il tribunale ha condannato un avvocato per aver fatto un uso improprio di uno strumento di intelligenza artificiale generativa durante la difesa del proprio cliente. Secondo il giudice, l’avvocato si era avvalso dell’IA senza verificare adeguatamente le fonti primarie, citando passaggi di sentenze della Cassazione che, pur esistendo, riguardavano temi completamente diversi da quelli indicati. Il caso rientra nel fenomeno noto come “allucinazione” dell’IA, quando l’algoritmo, non trovando risposte esatte, genera testi che sembrano corretti ma risultano inventati o fuorvianti.
Il tribunale ha sottolineato come errori di questo tipo non possano più essere tollerati: “Si prefigurano gli estremi della colpa grave”, ha scritto il giudice, evidenziando che tali imprecisioni non costituiscono semplici refusi, ma “nascono da una colpevole negligenza nell’uso dello strumento“. La sentenza ribadisce che i modelli di intelligenza artificiale generativa non sono banche dati giurisprudenziali, ma strumenti statistici e probabilistici di generazione del linguaggio: un uso superficiale dell’IA può portare a gravi inesattezze, con gravi ripercussioni sul processo legale.
Nel caso in esame, la difesa aveva riportato tra virgolette citazioni provenienti da quattro pronunce della Cassazione, risultate invece appartenere a sentenze diverse. L’errore ha avuto pesanti ripercussioni: il cliente dell’avvocato ha perso la causa, mentre il legale è stato colpito da una triplice sanzione economica. Le condanne prevedono 14.103 euro di spese legali a favore della controparte, 14.103 euro per risarcimento da lite temeraria e 2.000 euro a titolo di contribuzione alla Cassa delle Ammende, istituita per disincentivare comportamenti opportunistici.
La vicenda mette in guardia gli operatori del diritto sull’uso delle nuove tecnologie: l’intelligenza artificiale può supportare il lavoro legale, ma non può sostituire la verifica umana delle fonti. L’attenzione e la prudenza restano indispensabili per evitare errori che, in ambito giudiziario, possono compromettere l’esito di un processo e la tutela dei diritti del cliente.