Secondo l’Unione Camere Penali la raccolta firme non sarebbe finalizzata al voto, ma mirerebbe a spostare l’appuntamento elettorale.
Roma – ”Sarebbe bene intendersi sul significato dell’iniziativa di raccogliere le firme per l’indizione di un referendum che è già stato ammesso dalla Cassazione. La democrazia offre ai cittadini spazi per esercitare i propri diritti, e le tecnologie ne hanno reso l’esercizio sempre più semplice ed effettivo. Ciò che un tempo richiedeva sforzi organizzativi rilevanti è oggi divenuto agevole e accessibile. Da democratici e liberali convinti, non possiamo che guardare con favore a ogni iniziativa che si richiami alla partecipazione politica. La vera questione riguarda piuttosto la sua finalità. Il referendum confermativo esiste già: è stato richiesto ed è stato approvato. Promuovere una nuova raccolta di firme non serve quindi a ottenerlo, ma a rinviarlo, ad allontanare nel tempo l’appuntamento elettorale”.
È quanto si legge in un comunicato dell’Unione Camere Penali Italiane in riferimento alla raccolta firme contro la riforma Nordio.
“Chi sostiene questa iniziativa – prosegue il comunicato – sa di essere oggi nettamente sfavorito nei sondaggi e sembra confidare che il tempo possa colmare un divario che gli argomenti di merito non riescono a superare. Non vi è nulla di antidemocratico in questa scelta, ma è legittimo chiamare le cose con il loro nome: più che un’azione a favore del referendum, si tratta di una fuga dal referendum, di un tentativo di sottrarsi a un confronto che si teme di perdere”.
“Se ciò dovesse tradursi in una campagna referendaria più lunga – continua – non ne siamo preoccupati. Anzi, ne trarremo vantaggio, perché il SÌ avrà più tempo per riaffermare le proprie ragioni: decisioni più autorevoli e trasparenti, affidate a un giudice realmente terzo, e una magistratura finalmente autonoma, libera dall’egemonia delle correnti. Avremo più tempo per spiegare che ciò che si vuole conservare è un modello antiquato, legato a una concezione autoritaria del processo che il Paese ha da tempo superato”.
“Noi siamo pronti al confronto e non temiamo il referendum. Se c’è chi vuole, invece, difendersi dal Referendum chiedendo un Referendum che già c’è, forse ha sbagliato strada”, conclude.