Ucciso a bastonate dal patrigno, la madre del piccolo Giuseppe condannata a 30 anni

La donna avrebbe assistito alle violente percosse sul figlio di 7 anni senza intervenire. Chiamata a testimoniare anche la sorellina della vittima, oggi quattordicenne.

Napoli – Trent’anni di reclusione. È la pena inflitta dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli a Valentina Casa, madre di Giuseppe Dorice, il bambino di sette anni ucciso a bastonate a Cardito, in provincia di Napoli, alla fine di gennaio 2019. Una condanna che chiude il secondo processo di secondo grado, dopo un iter giudiziario lungo e tortuoso, e che ridimensiona sensibilmente la precedente sentenza all’ergastolo, annullata dalla Cassazione nell’ottobre 2024.

Quella mattina a Cardito, Tony Essobti Badre, compagno della donna, si svegliò infastidito dal rumore che i bambini stavano facendo in casa. La sua reazione fu brutale: prese a bastonate Giuseppe e la sorellina. Il piccolo perse conoscenza e morì poco dopo. La bambina si salvò fingendo di svenire, una lucidità agghiacciante per una bimba della sua età. Badre è stato condannato all’ergastolo in via definitiva. Per Valentina Casa, invece, il percorso processuale è stato più articolato: sei anni in primo grado, ergastolo in appello, annullamento in Cassazione e ora la nuova condanna a trent’anni, con esclusione delle aggravanti dei futili motivi e della crudeltà.

Nel corso del nuovo processo ha deposto anche la sorellina di Giuseppe, oggi quattordicenne. Ascoltata in modalità protetta, a distanza di otto anni dai fatti, ha ripercorso quella giornata con una precisione che ha segnato l’udienza. La sua voce ha restituito al tribunale i dettagli di ciò che accadde mentre la madre era presente e non intervenne. Ed è proprio su questo punto, la condotta omissiva di Valentina Casa, che si fonda la sua condanna.

La Corte ha rigettato la richiesta di provvisionale avanzata dalle parti civili. La battaglia legale, per alcuni aspetti, non è ancora del tutto conclusa.