Uccide la madre a pugni in faccia, poi confessa: “Abbiamo litigato”

La vittima è Maria Vittoria Carbone, di 57 anni. In manette il 31enne, seguito dal centro di igiene mentale.

Potenza – Una lite tra le mura di casa che si trasforma in mattanza, il volto di una madre sfigurato dai colpi, un figlio fragile che crolla e confessa davanti al procuratore. È la tragedia che ha squarciato la notte di Tito, piccolo centro alle porte di Potenza, dove Maria Vittoria Carbone, 57 anni, è stata uccisa a mani nude dal figlio, Giampiero Santamaria, 31 anni, seguito da tempo dal Centro di Igiene Mentale del capoluogo lucano. Un delitto consumatosi nel silenzio di un appartamento, scoperto solo poco prima della mezzanotte di giovedì, quando i sanitari del 118 hanno bussato a quella porta trovando ormai soltanto un corpo senza vita.

A dare l’allarme è stato l’ex marito della vittima, il padre del ragazzo, che viveva nell’appartamento adiacente a quello del figlio. Maria Vittoria, residente a Vaglio e anche lei seguita dai servizi sociali, quella sera era andata a trovare il ragazzo, come faceva spesso. Nessuno immaginava che quella visita si sarebbe trasformata in una condanna a morte.

Quando i soccorritori sono entrati nell’abitazione, per la 57enne non c’era già più nulla da fare. Il suo volto portava i segni di un gravissimo trauma facciale, il risultato di una serie di colpi violenti, forse inferti anche con un oggetto non ancora identificato dagli investigatori. Una scena che ha spinto da subito i carabinieri del Nucleo Investigativo a escludere ogni ipotesi diversa dall’omicidio.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Potenza guidata dal procuratore Camillo Falvo e affidate al pm Francesco Russo, sono state fulminee. In poche ore gli inquirenti hanno composto un “solido quadro probatorio”, ascoltando l’ex marito, i familiari, gli amici e i vicini di casa. Tutti gli indizi portavano nella stessa direzione: quella stanza, quel figlio.

Al termine di un lunghissimo e drammatico interrogatorio, condotto con l’intervento diretto dello stesso procuratore Falvo, il 31enne ha confessato. Ha ricostruito le fasi della violenta lite e i rapporti familiari problematici in cui è maturato il gesto. Ora è in stato di fermo con l’accusa di omicidio. L’appartamento è stato posto sotto sequestro e la salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha già disposto l’autopsia.

Sotto shock l’intera comunità. «È una tragedia che colpisce nel profondo la nostra comunità», ha detto il sindaco di Tito, Fabio Laurino, invitando a una riflessione che vada oltre l’emozione del momento: «Dobbiamo imparare, ogni giorno, a riconoscere quelle situazioni di disagio e fragilità che si sviluppano tra le mura domestiche, spesso lontano dagli occhi degli altri. Ognuno deve fare la propria parte, senza omertà e senza ipocrisie». Vicinanza alla famiglia è stata espressa anche dal Garante regionale per le Vittime di reato, che ha invitato ad attendere che le indagini «facciano piena chiarezza sulle circostanze dell’accaduto».

Resta il dolore di una comunità che, ancora una volta, si scopre incapace di leggere in tempo i segnali di una fragilità che covava dietro una porta chiusa.