Curriculum falsato per nascondere il rapporto con il pubblico. La Corte dei conti: “Danno erariale, compensi illegittimi”.
Jesi – Un medico di 64 anni di Jesi, ex dirigente di un pronto soccorso nelle Marche, dovrà restituire oltre 28mila euro incassati illegittimamente attraverso turni a gettone svolti per conto di aziende private. Lo ha stabilito la Corte dei conti, che ha riconosciuto la sussistenza di un danno erariale causato dal comportamento del professionista.
Tra luglio 2022 e maggio 2023, l’uomo ha effettuato 35 turni nei pronto soccorso di Senigallia, San Benedetto del Tronto e Osimo, operando attraverso società private e ricevendo compensi superiori ai mille euro per ogni prestazione. Il tutto in totale assenza di autorizzazione e in violazione delle norme vigenti, che vietano ai dipendenti del servizio sanitario nazionale di svolgere attività per strutture private convenzionate.
Secondo quanto accertato dai giudici contabili, non si è trattato di una semplice svista o dimenticanza. Nel curriculum vitae presentato alle società private, il medico aveva deliberatamente omesso di essere ancora un impiegato pubblico, fornendo un documento che la Corte ha definito “volutamente incompleto e redatto in malafede”.
In almeno uno dei contratti sottoscritti con le aziende private compariva espressamente il divieto di svolgere parallelamente attività presso enti pubblici. Una clausola che il professionista ha completamente ignorato, continuando a percepire lo stipendio dall’azienda sanitaria mentre incassava i compensi extra.
La linea difensiva sostenuta dall’imputato, secondo cui i turni venivano svolti nel tempo libero senza interferire con gli obblighi lavorativi verso il servizio pubblico, non ha convinto i magistrati della Corte dei conti. Il problema centrale, hanno evidenziato i giudici, è di natura economica: i compensi ottenuti senza l’autorizzazione prevista rappresentano un danno patrimoniale per l’azienda sanitaria, che deve essere integralmente risarcito.
Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza avevano già portato l’azienda sanitaria a procedere con il licenziamento del medico, seppur con preavviso.