Il motociclista 48enne era sparito nella notte tra il 5 e 6 luglio 2025 dopo essere uscito dal pub Old Building.
Chieri – Erik Bellini giaceva morto in un campo a pochi metri da strada Buttigliera a Chieri da sette mesi. Il suo corpo nascosto dalle sterpaglie, la sua moto KTM sepolta dalla vegetazione, il suo casco accanto a lui. Nessuno lo aveva visto nonostante le ricerche con carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile e volontari che per giorni avevano battuto le colline tra Chieri e Moriondo Torinese controllando strade secondarie, fossati e sentieri.
Ieri pomeriggio il proprietario del terreno ha iniziato a tagliare le sterpaglie che negli ultimi mesi erano cresciute coprendo tutto. A un certo punto la lama dell’attrezzo ha urtato qualcosa di metallico. Era la moto. E accanto c’era il corpo di un uomo. Ha dato immediatamente l’allarme. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli agenti della polizia locale di Chieri.
Secondo le prime ipotesi si tratterebbe di Erik Bellini, operaio di 48 anni residente a Moriondo Torinese, sposato, padre di un bambino di nove anni. Scomparso nella notte tra il 5 e il 6 luglio 2025 dopo essere uscito per un giro in moto. I carabinieri mantengono il massimo riserbo e al momento non confermano ufficialmente l’identità del cadavere. Ma la moto trovata accanto è compatibile con quella su cui Bellini si era allontanato quella sera. E il luogo del ritrovamento è proprio nella zona dove gli investigatori avevano concentrato le ricerche.
La sera del 5 luglio Erik aveva detto alla moglie Silvia che sarebbe uscito per fare un giro in moto e che sarebbe rientrato a casa per cena. Aveva raggiunto il pub Old Building in piazza Trieste, nel centro di Chieri. Era arrivato alle 20, aveva chiacchierato con il titolare e una cameriera. Poi si era rimesso in sella alla sua KTM per tornare a Moriondo Torinese. Ma a casa non è mai arrivato.
Il telefono risultava spento. Silvia ha aspettato tutta la notte. All’alba quando Erik non era ancora rientrato ha denunciato la scomparsa ai carabinieri. Subito erano scattate le ricerche. Forze dell’ordine, vigili del fuoco, protezione civile, volontari hanno perlustrato le colline per giorni. Zone impervie dove la moto avrebbe potuto uscire di strada senza essere notata. Strade secondarie poco battute. Fossati. Sentieri nascosti.
Ma per mesi non era stata trovata nessuna traccia. Né di Erik né della moto. Come se fosse evaporato. Gli investigatori avevano preso in considerazione diverse ipotesi. Un incidente lungo il tragitto di rientro, magari in un punto nascosto delle strade collinari. Oppure un allontanamento volontario, anche se questa pista convinceva poco considerato che Erik aveva una famiglia a cui era molto legato.