Trentini, De Grazia e gli altri italiani detenuti: il prezzo della repressione in Venezuela

Laura Boldrini: “Presenteremo un’interrogazione al ministro Tajani per sapere come intende muoversi per la scarcerazione dei nostri connazionali”.

Roma – Sono passati più di quattro mesi da quando il cooperante italiano Alberto Trentini è stato arrestato in Venezuela, e le trattative per la sua liberazione sono tutt’altro che semplici. Ma la deputata del Pd Laura Boldrini, presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, fa notare che “sono almeno sei gli italo-venezuelani arrestati dal regime autoritario di Maduro e di cui il governo italiano deve chiedere la scarcerazione”. Insieme al collega Fabio Porta, ha incontrato Maria Rosa De Grazia, figlia del deputato Americo De Grazia arrestato lo scorso agosto e ora nel carcere di El Helicoide di Caracas. Da allora la sua famiglia non ha più notizie, il suo avvocato non riesce a parlargli, neanche il console onorario, nonostante gli sforzi, è riuscito ad incontrarlo.

La madre 90enne, che deve sottoporsi ad un delicato intervento di bypass, vorrebbe poter sentire il figlio al telefono, ma anche questo sembra essere impossibile. De Grazia è stato arrestato dopo una visita medica colto ‘in flagrante’ mentre stava pubblicando un post sui social molto critico nei confronti di Maduro. Questo gli è costato l’accusa di terrorismo e incitazione all’odio”. Del caso di De Grazia, il primo a parlarne la scorsa estate era stato il deputato di Fdi eletto all’estero, Andrea Di Giuseppe. “Américo Giuseppe de Grazia Veltri, politico venezuelano naturalizzato italiano sparito da giorni, – aveva denunciato Di Giuseppe – si trova presso la sede dei servizi segreti venezuelani. Il “clima è di terrore: repressione, arresti, e c’è chi sparisce nel nulla. “Basta criticare Maduro sui social e ti vengono a prendere a casa: rastrellano tutti, anche gli anziani”. Era l’allarme lanciato dal deputato Fdi.

Alberto Trentini – foto Ansa

Di Giuseppeaveva raccontato il prezzo della repressione che sta pagando la comunità italiana in Venezuela, circa un milione e mezzo di persone a rischio. E proprio in quei giorni di agosto 2024 aveva denunciato la scomparsa di un italiano. “Dal 9 agosto non si hanno più tracce di Antonio Calvino, di origini siracusane, oppositore del governo”. Il Comites degli italiani in Venezuela, organismo che si confronta con il consolato, aveva avvertito le autorità italiane della scomparsa di Calvino, ma chiunque “si rifiuta di andare a casa sua e della famiglia per verificare di persona cosa sia successo, perché hanno paura loro stessi di ritorsioni. Per cui abbiamo denunciato la cosa al console”, aveva spiegato. Insieme a De Grazia, sottolinea ora Boldrini, anche un altro deputato, Biagio Pilieri, Margarita Assenza e Oreste Schiavo si trovano a El Helicoide, mentre il cooperante Alberto Trentini si trova a El Rodeo I, sempre a Caracas, dove è detenuto anche Daniel Echenagucia. Le famiglie sono disperate e chiedono al governo italiano di mobilitarsi per liberare i propri cari.

“Presenteremo un’interrogazione al ministro Tajani – conclude Boldrini – per sapere come intende muoversi per la loro scarcerazione e chiederemo che il presidente della Camera autorizzi una missione del Comitato diritti umani in Venezuela”. Dal canto suo il vicepremier e ministro degli Esteri giorni fa ha assicurato di essere in contatto con la madre di Trentini, il 45enne cooperante veneziano arrestato il 15 novembre scorso. Tanto che Tajani aveva anticipato che al G7 avrebbero parlato anche della questione Venezuela. “Noi abbiamo alcuni italiani che sono detenuti ingiustamente, un giovane anche, Trentini. Chiederemo la liberazione immediata di tutti i detenuti politici, di tutti i detenuti ingiustamente e senza motivazione nelle carceri del Venezuela”.

Laura Boldrini

Il governo italiano è silenziosamente al lavoro ma ammette che la strada per riportarlo a casa è irta di difficoltà. “Stiamo seguendo una difficile situazione perché sappiamo che à detenuto, che è in buone condizioni ma la trattativa per farlo uscire dal carcere è molto, molto, molto complicata”. “La stiamo seguendo ogni giorno come tutti gli altri 2.500 italiani detenuti nel mondo, abbiamo – ha aggiunto Tajani – fatto sempre tutto il possibile ma non dipende da noi e sapendo bene la situazione del Venezuela ci rendiamo conto di quanto complicata sia qualsiasi trattativa per farlo uscire dal carcere”.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa