Tre milioni di euro sottratti al Fisco con società all’estero

Due imprese formalmente registrate in Bulgaria sarebbero state gestite dall’Italia per beneficiare di un regime fiscale più vantaggioso.

Imperia – Le Fiamme Gialle del Comando provinciale della Guardia di Finanza hanno concluso una complessa operazione di polizia economico finanziaria nei confronti di un soggetto economico esterovestito, operante nel settore del commercio on-line di prodotti elettronici.

La struttura societaria artificiosamente predisposta dalla persona fisica, cui è riconducibile l’ideazione del meccanismo evasivo, è consistita nella costituzione di due imprese, in continuità temporale tra loro, formalmente di diritto bulgaro, ma di fatto “collegate” fiscalmente alla giurisdizione nazionale.

A fronte dei dati formali, nel corso dell’attività ispettiva, sono stati acquisiti elementi comprovanti, per entrambe le imprese e per tutti i periodi d’imposta controllati, che la sede di direzione effettiva, intesa quale luogo in cui vengono assunte le decisioni strategiche, nonché la gestione ordinaria, ossia l’attività di gestione corrente, erano localizzate nel territorio dello Stato.

Non potendo prescindere dai principi unionali in materia di libertà di stabilimento, sanciti dagli artt. 49 e 54 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), i verificatori del Gruppo di Imperia hanno acquisito ulteriori informazioni al fine di assicurare un adeguato contemperamento tra l’applicazione della normativa interna antielusiva in materia di esterovestizione e il rispetto del suddetto principio. La restrizione a tale libertà, infatti, è giustificata solo nel caso di costruzioni connotate da “wholly artificial arrangements”, costruzioni puramente artificiose, finalizzate ad eludere la normale imposta sugli utili generati da attività svolte sul territorio nazionale.

Esaminati altresì i dettami della Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra l’Italia e la Bulgaria a Sofia nel 1988, la quale prevale sull’applicazione della normativa nazionale in virtù di quanto previsto dagli artt. 10 e 117 Cost., dall’art. 169 T.U.I.R. e dall’art. 75 del D.P.R. n. 600/1973, i quali confermano che le imprese si considerano residenti nello Stato in cui si trova la sede della loro direzione effettiva, sono state acquisite informazioni dalla piattaforma Amazon che incrociate con i dati estratti, mediante acquisizione forense, dal computer personale dell’amministratore, hanno consentito di dimostrare la sussistenza di un caso di esterovestizione societaria. Le due imprese, infatti, sono state amministrate dal territorio dello Stato ma, al fine di sottrarsi agli adempimenti previsti dall’ordinamento tributario italiano, erano state localizzate formalmente, attraverso la creazione di una struttura artificiosa, in Bulgaria beneficiando così di un trattamento fiscale più vantaggioso rispetto a quello nazionale.

La ricostruzione della reale capacità contributiva ha così permesso di determinare ricavi non dichiarati per oltre 3.000.000 di euro. L’amministratore delle società attenzionate è stato pertanto deferito all’ autorità giudiziaria per il reato di omessa dichiarazione, ferma restando la presunzione d’innocenza.

L’esito delle analisi delle informazioni acquisite ha condotto altresì alla chiusura di due partite IVA utilizzate per schermare i redditi realmente conseguiti sul territorio nazionale.