Travolto e ucciso sulle strisce, il pirata fugge e abbandona il casco

Massimo Oggiano, 54 anni, stava tornando a casa dalla madre. La polizia ha identificato il centauro che l’ha investito e poi è scappato.

Sassari – Bastava attraversare la strada, come ogni sera, per rientrare a casa dalla mamma che lo aspettava per cena. Invece per Massimo Oggiano, 54 anni, quelle strisce pedonali di via Rockfeller si sono trasformate in una trappola mortale. Domenica sera, intorno alle 21, una moto lanciata ad altissima velocità lo ha falciato in pieno, scaraventandolo a trenta metri di distanza e spegnendo in un istante la vita di un uomo mite, umile e benvoluto da tutto il quartiere.

L’impatto è stato di una violenza inaudita. La Suzuki V-Strom 650 correva a velocità folle quando ha piombato addosso al pedone, che non ha avuto scampo: Massimo è morto sul colpo, il corpo trascinato per una trentina di metri sull’asfalto, a pochi passi dalla sede dell’Inps e dalla caserma dei carabinieri.

Ma è ciò che è accaduto dopo a rendere questa tragedia ancora più indegna. Il centauro, finito a terra dopo l’urto, si è rialzato e si è avvicinato al corpo. Poi, resosi conto che per la vittima non c’era più nulla da fare, è stato travolto dal panico. Alcuni testimoni lo hanno visto urlare e correre da una parte all’altra, in preda allo choc, prima di compiere il gesto più vile: ha spinto a mano la moto, è risalito in sella ed è sparito nel nulla, lasciando sull’asfalto soltanto il casco e un uomo senza vita.

La fuga, però, è durata poco. Gli agenti della polizia locale di Sassari hanno ritrovato la due ruote parcheggiata poco distante, in via Principessa Mafalda di Savoia, a qualche centinaio di metri dal luogo dell’incidente. Dai primi accertamenti gli investigatori sono già risaliti alle generalità del motociclista, ora braccato: dovrà rispondere delle pesantissime accuse di omicidio stradale e omissione di soccorso.

Dietro il nome della vittima si nasconde una storia di dignità e di fragilità. Massimo viveva in una casa popolare di via Parigi, nel rione di Rizzeddu, insieme all’anziana madre che quella sera lo attendeva e che non lo ha visto più tornare. Uomo tranquillo, faceva lavori saltuari e conviveva con qualche difficoltà economica: il comitato di quartiere, che lo conosceva bene, più di una volta gli aveva teso una mano nei periodi più duri.

Ora quello stesso quartiere è sotto shock e chiede giustizia. Il comitato di Rizzeddu ha già puntato il dito contro la sicurezza di una strada considerata da tempo pericolosa, denunciando una situazione insostenibile fatta di velocità eccessive e attraversamenti da brivido. La caccia all’uomo è aperta, ma nessuna cattura potrà restituire Massimo all’abbraccio di una madre rimasta sola.