Trapianto fallito sul bimbo di due anni: sei indagati per lesioni colpose

Il cuore arrivato da Bolzano era danneggiato, forse per il ghiaccio durante il trasporto. La Procura indaga su protocolli e responsabilità.

Napoli – Una corsa contro il tempo che non può permettersi rallentamenti. Tommaso, due anni e tre mesi, è attaccato alle macchine nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli da quasi due mesi. Il trapianto di cuore che doveva salvargli la vita, eseguito lo scorso 23 dicembre, è fallito. L’organo proveniente da Bolzano sarebbe arrivato danneggiato, forse compromesso durante il trasporto a causa di una conservazione inadeguata. Ora il piccolo è ai primi posti della lista europea dei trapianti pediatrici, ma il tempo stringe inesorabilmente.

Da giovedì 12 febbraio sei persone tra medici e paramedici dell’équipe che ha effettuato l’intervento sono state iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli. L’ipotesi di reato contestata è “lesioni colpose”. A coordinare le indagini è il procuratore aggiunto Antonio Ricci insieme al pm Giuseppe Tittaferrante della sezione lavoro e colpe professionali. Non tutti i sanitari sospesi dalla direzione del Monaldi risultano però indagati, precisa la Procura.

Gli inquirenti, affiancati dai carabinieri del Nas di Napoli e Trento, stanno analizzando ogni fase dell’operazione: dall’espianto a Bolzano al confezionamento dell’organo, dal trasporto via terra fino all’intervento chirurgico effettuato nel capoluogo campano. L’obiettivo è verificare se tutti i protocolli previsti per questo tipo di operazioni siano stati rispettati.

Secondo quanto emerge dalla denuncia presentata dai genitori, il cuore sarebbe stato conservato in modo scorretto durante il viaggio da Bolzano a Napoli. L’ipotesi più accreditata riguarda un’eccessiva quantità di ghiaccio utilizzata per mantenere l’organo, che ne avrebbe congelato alcune parti rendendolo inadatto al trapianto. Una volta aperto il torace del bambino e avviate le procedure chirurgiche, però, l’intervento non poteva più essere interrotto. I medici hanno dovuto completare l’operazione nonostante l’organo compromesso.

“L’attenzione degli inquirenti si sta concentrando anche sulla decisione di sospendere il servizio trapianti pediatrici adottata dalla direzione dell’ospedale dopo la denuncia”, spiegano dalla Procura. Potrebbero essere nominati consulenti tecnici specializzati per valutare ogni singolo passaggio della procedura.

A tenere viva la speranza della famiglia è mamma Patrizia, madre di altri due figli di 6 e 12 anni. La direzione dell’Azienda dei Colli le ha concesso il permesso di restare sempre accanto a Tommaso. “Più ore trascorrono e sempre peggio mi sento, perché i medici mi hanno detto che le speranze diventano sempre di meno. E infatti lo vedo anche dal viso di mio figlio”, ha dichiarato con la voce spezzata dall’angoscia.

Al suo fianco c’è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, che segue gli sviluppi ora per ora. “Non ci sono significative novità, la famiglia attende la chiamata del Centro nazionale trapianti per un nuovo cuore. Il bambino si trova ai primi posti della lista. È una corsa contro il tempo, dobbiamo solo sperare arrivi in tempo”, spiega il legale. “Ottenere la cartella clinica al momento non è possibile per le indagini in corso. La priorità di tutti ora è che arrivi l’organo per salvare il bambino”.

Tommaso ha dovuto combattere fin da subito. A soli quattro mesi gli era stata diagnosticata una cardiomiopatia dilatativa, patologia che aveva reso immediatamente chiaro il bisogno di un trapianto. Per quasi due anni la famiglia ha atteso nella lista d’attesa, vivendo nell’incertezza quotidiana. Poi a dicembre era arrivata la chiamata tanto sperata: c’era un cuore compatibile.

L’intervento era stato eseguito il 23 dicembre, in un momento dell’anno simbolicamente carico di speranza. Ma qualcosa è andato storto. Da quel giorno Tommaso è in coma farmacologico. “Dopo un’emorragia il piccolo era stato escluso dalla lista dei ricevitori, ma è stato nuovamente inserito dopo aver superato la crisi”, riferisce ancora l’avvocato Petruzzi.

L’Azienda ospedaliera dei Colli, da cui dipende il Monaldi, ha disposto la sospensione del primario di cardiochirurgia, del suo assistente e della direttrice della cardiochirurgia e dei trapianti. L’azienda sanitaria precisa in una nota che si tratta di misure legate esclusivamente allo stop temporaneo dei trapianti pediatrici e non hanno valenza disciplinare. Una precisazione che però non placa i dubbi sulla gestione dell’intera vicenda.

Il Monaldi è da sempre considerato un’eccellenza della cardiochirurgia italiana. È lì che nel 1988 il professor Maurizio Cotrufo effettuò il primo trapianto di cuore nel centro-Sud. Eppure questa volta, in circostanze ancora da chiarire completamente, qualcosa è andato tragicamente storto.