Suore italiane trucidate in Burundi: un arresto

I carabinieri hanno fermato un cinquantenne burundese residente in Italia, accusato di essere l’organizzatore logistico dei delitti. Dietro i tre omicidi si celerebbero gli ambienti della polizia segreta del regime.

Parma – Ci sono voluti oltre dieci anni, ma la giustizia italiana ha raggiunto uno dei presunti responsabili dell’assassinio di tre suore missionarie italiane uccise in Burundi tra il 7 e l’8 settembre 2014. I carabinieri di Parma hanno arrestato Harushimana Guillaume, cinquantenne originario del Burundi da tempo residente nel capoluogo emiliano, accusato di concorso nel triplice omicidio di suor Olga Raschietti, 83 anni, suor Lucia Pulici, 75 anni, e suor Bernardetta Boggian, 79 anni, aggredite e uccise con efferata violenza nella loro missione di Bujumbura nel giro di meno di quarantotto ore.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla Procura di Parma, l’uomo non avrebbe materialmente compiuto i delitti, ma ne sarebbe stato un ingranaggio essenziale: a lui vengono contestati il ruolo di istigatore e quello di organizzatore logistico. Avrebbe effettuato sopralluoghi preliminari, garantito la disponibilità di denaro per gli esecutori, procurato la chiave di accesso all’abitazione delle religiose e persino fornito camici da chierichetto da far indossare ai killer per non destare sospetti all’interno della missione.

La dinamica dei tre omicidi, ricostruita oggi dal procuratore capo Alfonso D’Avino, è agghiacciante. Nel primo assalto furono sgozzate suor Olga e suor Lucia. La terza, suor Bernardetta, si trovava all’aeroporto ad accogliere altre consorelle e scampò momentaneamente alla strage. Ma gli assassini rimasero nascosti nell’edificio durante la notte, attesero il suo rientro e la uccisero decapitandola, poi si dileguarono travestiti da poliziotti, indossando divise che sarebbero state fornite dalla polizia segreta burundese.

È proprio in quegli ambienti, secondo D’Avino, che va cercata la matrice del massacro. Il mandante sarebbe il generale Adolphe Nshimirimana, alto ufficiale militare del quale Harushimana era stretto collaboratore. Il movente, secondo gli inquirenti, sarebbe da ricercare nel rifiuto opposto dalle suore a collaborare con le milizie burundesi attive in Congo. «Un clima di terrore ha attraversato le indagini», ha dichiarato il procuratore, lasciando intendere le difficoltà incontrate nel ricostruire una vicenda maturata nel cuore opaco degli apparati di sicurezza di un regime.