In primo grado pene fino a 4 anni e 2 mesi. “Ho chiuso gli occhi e mi sono finta morta”, ha raccontato la vittima, che tentò il suicidio per tre volte.
Asti – Bra aveva ancora negli occhi la festa per lo storico ritorno tra i professionisti. Per una giovane studentessa universitaria torinese, invece, quella notte di fine maggio si è trasformata in un incubo che, un anno e mezzo dopo, non ha ancora smesso di segnarle la vita. Giovedì 5 novembre il Gup di Asti Victoria Dunn ha condannato in primo grado, con rito abbreviato, tre ex calciatori del Bra per violenza sessuale di gruppo: 4 anni e 2 mesi a Fausto Perseu e Alessio Rosa, 3 anni e 8 mesi a Christ Jesus Mawete. Pene di poco superiori a quelle chieste dal Pm Davide Greco.
Era il 30 maggio 2025. Un mese e mezzo prima la squadra giallorossa aveva conquistato la promozione in Serie C, e Perseu (classe 2002), Rosa (2003) e Mawete (2005) erano tra i protagonisti della cavalcata. Quella sera la ragazza era a Bra con un gruppo di amici, conosceva già un compagno di squadra dei tre e aveva accettato le avances di Perseu, seguendolo nell’alloggio che lui divideva con Rosa. Lì, secondo l’accusa, sarebbe stata abusata anche dal coinquilino e da Mawete. Tutto si è fermato solo quando un’amica ha avvisato altri calciatori e ha minacciato di chiamare i carabinieri.
Gli inquirenti astigiani hanno ritenuto credibile il racconto della giovane, nei cui confronti – si legge negli atti – i tre avrebbero agito “abusando delle condizioni di inferiorità psichica e fisica“. “Ho chiuso gli occhi e mi sono finta morta”, avrebbe poi raccontato lei in un’intervista. A Rosa veniva contestato anche il revenge porn: un video di quei momenti, visibile una sola volta, era stato inviato nella chat di gruppo della squadra, battezzata “We are Champs“. Agli atti c’è anche una registrazione fatta da Perseu prima che la ragazza lasciasse l’appartamento: “Spero che tu non vada a dire che ti ho costretta a salire”. “Non dico nulla”, la risposta.
Tre giorni dopo, un’amica l’ha convinta a confidarsi e a rivolgersi al centro antiviolenza dell’ospedale Sant’Anna di Torino. Da allora, ha raccontato, ha tentato il suicidio tre volte e ha interrotto gli studi. Il giudice le ha riconosciuto una provvisionale di 150mila euro, oltre al risarcimento da definire in sede civile; ammessi ai ristori anche i genitori.
I tre hanno sempre negato ogni violenza. “La ragazza non era ubriaca, era lucida e in ogni caso nessuno dei calciatori le ha offerto da bere”, hanno sostenuto le difese, secondo cui la giovane era “sempre pienamente cosciente e libera di allontanarsi”. In aula, ad Asti, c’erano anche alcuni familiari degli imputati. Nessuno dei tre è rimasto a Bra dopo la stagione 2024-25: Perseu e Rosa giocano oggi in Serie D, ad Avezzano e a Pavia; Mawete, cresciuto nel vivaio giallorosso, veste per il secondo anno la maglia del Livorno in Serie C.



