Strage di Erba, Cassazione boccia la revisione: resta l’ergastolo per Olindo e Rosa

Rigettato il ricorso dei coniugi contro il no di Brescia alla revisione. Dopo 19 anni, la sentenza sulla strage dell’11 dicembre 2006 è irrevocabile.

Brescia – La Corte di Cassazione ha scritto la parola fine alla vicenda giudiziaria della strage di Erba, confermando l’ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi. I Supremi giudici, riuniti oggi 25 marzo 2025 nella Quinta Sezione, hanno rigettato il ricorso dei legali della coppia contro la decisione della Corte d’Appello di Brescia, che il 10 luglio 2024 aveva dichiarato inammissibile l’istanza di revisione della condanna definitiva. Dopo quasi vent’anni dal massacro dell’11 dicembre 2006 – quando Raffaella Castagna (30 anni), suo figlio Youssef Marzouk (2 anni), la madre Paola Galli (56 anni) e la vicina Valeria Cherubini (55 anni) furono uccisi a Erba (Como) – la giustizia italiana chiude un caso che ha diviso l’opinione pubblica.

Nessun nuovo processo, quindi. E così Olindo (63 anni) e Rosa (61 anni), detenuti rispettivamente a Opera e Bollate, resteranno in carcere a vita per l’eccidio che sconvolse una tranquilla palazzina di via Diaz. Mario Frigerio, marito di Valeria, unico sopravvissuto all’attacco ma ferito gravemente, morì anni dopo, lasciando una testimonianza cruciale per l’accusa.

Il “no” della Cassazione

Il Procuratore Generale Giulio Monferini aveva chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso, definendo le “prove nuove” presentate dalla difesa “mere congetture, astratte.” “Non smontano i pilastri della condanna: le dichiarazioni di Frigerio, le confessioni dei coniugi e le tracce ematiche,” ha sottolineato Monferini durante l’udienza. La Cassazione ha condiviso questa linea, confermando il verdetto di Brescia e spegnendo le speranze di Olindo e Rosa di riaprire il caso.

Il ricorso, un documento di oltre 100 pagine con numerosi allegati, puntava su presunte incongruenze: la testimonianza di Frigerio, ritenuta dalla difesa viziata dal fumo dell’incendio appiccato dagli assassini; le confessioni, poi ritrattate, che i legali considerano “ispirate” da carabinieri e inquirenti; e la macchia di sangue di Valeria Cherubini sulla Seat Arosa di Olindo, che la difesa ha cercato di ridimensionare. Ma per i giudici bresciani, e ora per la Cassazione, questi elementi non sono “nuovi” né sufficienti a scagionare i coniugi.

La difesa: “Ci credevamo, ma è finita”

“Olindo e Rosa sapevano del ricorso e ci speravano, nonostante le delusioni,” ha dichiarato Fabio Schembri, storico avvocato della coppia, fuori dall’aula della Cassazione. “Credevamo in quello che abbiamo scritto: ci sono prove nuove che impattano sulla condanna e sull’incompatibilità di Olindo e Rosa con la strage. Speravamo in una valutazione serena, ma accettiamo l’esito.” Schembri aveva puntato su analisi forensi moderne e su una pista alternativa – una faida per lo spaccio di droga – respinta però dai giudici come priva di riscontri.

La Corte d’Appello di Brescia, nel luglio 2024, aveva già bocciato l’istanza senza aprire un dibattimento, definendo “pienamente attendibili” sia la testimonianza di Frigerio sia le confessioni iniziali dei Bazzi. Anche l’ipotesi di un complotto con prove falsificate è stata giudicata infondata.

Una strage che resta nella storia

L’11 dicembre 2006, Raffaella Castagna, Youssef, Paola Galli e Valeria Cherubini furono massacrati a colpi di spranga e coltello nella loro casa di Erba. L’incendio appiccato per coprire le tracce non cancellò gli indizi: Frigerio, sopravvissuto grazie a una malformazione alla carotide, indicò Olindo come l’aggressore. Le confessioni dei coniugi, dettagliate ma poi ritrattate, e il sangue di Valeria sull’auto di Olindo chiusero il cerchio. Condannati in tre gradi di giudizio nel 2011, Olindo e Rosa hanno sempre proclamato la loro innocenza, sostenuti da campagne innocentiste che non hanno però scalfito l’impianto accusatorio.

Per la legge la strada è chiusa

La sentenza definitiva spegne un caso che per 19 anni ha alimentato dibattiti, documentari e petizioni. Giuseppe Castagna, fratello di Raffaella, aveva dichiarato in passato: “La verità è già scritta.” Oggi, il silenzio delle parti civili sembra confermare questa convinzione. Sul fronte opposto, i legali di Olindo e Rosa non escludono iniziative extragiudiziarie. Ma per la legge italiana, ora la strada è chiusa.

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