La 34enne, che avrebbe ingerito un’elevata dose di medicinali, è tuttora ricoverata in ospedale.
Monza e Brianza – Il giorno dopo la condanna a 21 anni per aver ucciso il compagno Marco Magagna, Stella Boggio ha tentato di togliersi la vita. La 34enne si trovava nell’abitazione dei genitori a Limbiate, in provincia di Monza e Brianza, dove stava scontando la misura cautelare degli arresti domiciliari da circa dodici mesi.
La donna avrebbe ingerito un’elevata dose di medicinali nel tentativo di farla finita. Soccorsa tempestivamente, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale di Garbagnate Milanese dove i sanitari l’hanno stabilizzata. Attualmente non è in pericolo di vita e viene assistita dalla madre. I carabinieri di Desio hanno avviato le indagini del caso.
Il gesto disperato è maturato nelle ore immediatamente successive alla lettura del verdetto, che ha inflitto alla Boggio una pena ben più severa rispetto ai quattordici anni richiesti dall’accusa. La Procura aveva infatti suggerito ai giudici di riconoscere alla donna diverse attenuanti: la presenza di un bambino di nove anni da crescere, l’assenza di precedenti comportamenti problematici durante l’iter processuale e il pieno rispetto delle prescrizioni cautelari.
Il tribunale ha invece ritenuto l’omicidio frutto di una scelta consapevole e premeditata.
Marco Magagna è morto per una coltellata inferta al torace dalla compagna. L’ipotesi iniziale parlava di eccesso colposo in legittima difesa, ma le indagini hanno portato a configurare l’accusa più grave di omicidio volontario. Secondo gli investigatori, la Boggio avrebbe potuto sottrarsi alla situazione allontanandosi dall’abitazione, opzione che in altre circostanze aveva già praticato con successo.
Nel corso del dibattimento sono emerse testimonianze su una convivenza segnata da conflittualità estrema e violenza reciproca. Era stato documentato un precedente episodio in cui la donna aveva procurato al compagno una ferita alla mano, sempre utilizzando un’arma da taglio. Diversi testimoni hanno riferito di minacce esplicite pronunciate dalla Boggio, che in più occasioni avrebbe anticipato l’intenzione di uccidere il partner.
Un quadro che ha convinto i giudici a escludere qualsiasi forma di attenuazione della responsabilità penale, determinando una condanna che ha travolto emotivamente l’imputata.