Sparò e uccise un rapinatore, assolto: “Fu legittima difesa”

A far pendere la bilancia sono state le perizie balistiche, che hanno confermato parola per parola il racconto dell’imprenditore.

Salerno Un anno di angoscia, poi la svolta: chi si difende in casa propria non è un assassino. Dopo 13 mesi di indagini, la giustizia dà ragione ad Aurelio Valiante, l’imprenditore di Foria di Centola, nel Salernitano, che la notte del 22 giugno 2025 imbracciò il fucile e uccise uno dei banditi che gli avevano appena fatto irruzione in casa. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania ha archiviato le accuse di omicidio e lesioni, riconoscendo che quella notte l’uomo agì per pura legittima difesa domiciliare.

A far pendere la bilancia sono state le perizie balistiche, che hanno confermato parola per parola il racconto dell’imprenditore. Accertamenti impietosi che hanno smontato la versione del rapinatore sopravvissuto, giudicata dagli inquirenti del tutto inattendibile e in aperto contrasto con le prove tecniche. Il gip ha così accolto in pieno la richiesta della Procura.

Quella sera d’estate una banda di tre malviventi, tutti cittadini albanesi, aveva sfondato le difese della villetta di Valiante, portandosi via gioielli e una pistola regolarmente detenuta dal padrone di casa. Poi, la fuga. Ma proprio mentre scappavano, uno dei banditi imbracciò l’arma appena rubata ed esplose almeno tre colpi contro l’imprenditore. Lui, braccato nel giardino della propria abitazione, rispose al fuoco con il fucile. Sull’asfalto rimase senza vita il 26enne Rivaldo Rusi, mentre un secondo componente della banda cadde ferito.

“Soddisfazione sul piano giuridico, ma profonda amarezza sul piano umano”, ha commentato l’avvocato difensore Antonello Natale, che ha voluto esprimere “la più sincera vicinanza” alla famiglia del giovane deceduto. Perché, ha ricordato il legale, resta comunque il peso insopportabile di una vita spezzata.

La vicenda giudiziaria, però, non si chiude qui. Valiante dovrà infatti affrontare il processo insieme al fratello con l’accusa di occultamento di cadavere. Dopo la sparatoria, il corpo di Rusi venne nascosto in un dirupo e all’inizio l’imprenditore raccontò ai carabinieri soltanto del ferimento di uno dei fuggitivi. Solo in un secondo momento cambiò versione, ammise di aver ucciso il bandito e guidò i militari nel luogo dove aveva occultato la salma. Un comportamento che il Gip ha definito “censurabile sotto il profilo morale e giuridico”, ma che resta un filone processuale del tutto separato dall’omicidio, per il quale l’uomo è ormai definitivamente prosciolto.

Nei giorni roventi successivi alla rapina, la tensione era esplosa anche sul territorio: una trentina di connazionali della vittima si erano radunati nei pressi dell’abitazione di Valiante, allontanandosi soltanto all’arrivo dei carabinieri, accorsi per scongiurare disordini. Nel frattempo la giustizia ha fatto il suo corso anche per gli altri componenti della banda: Xhuljan Curti, complice di Rusi e latitante all’epoca dei fatti, è stato condannato con rito abbreviato a 5 anni e 2 mesi di reclusione e a una multa di 2.200 euro.

Sul caso è intervenuto anche Aurelio Tommasetti, segretario provinciale della Lega di Salerno: “Non c’è alcuna rivincita da celebrare, ma la soddisfazione nel vedere riconosciuto un principio di civiltà: chi è costretto a difendersi da un’aggressione non deve affrontare anche la beffa di essere considerato un colpevole”.