Sospesi due medici del Monaldi

Si tratta dei dirigenti coinvolti nella vicenda del piccolo Domenico. S’indaga su altri due trapianti sospetti.

Napoli – Primi provvedimenti disciplinari al Monaldi per la morte del piccolo Domenico, il bambino di due anni e tre mesi morto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore eseguito con un organo già compromesso. L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha sospeso dal servizio due dirigenti medici coinvolti nella vicenda. Lo comunica con una nota in cui precisa di essersi “immediatamente attivata per fare chiarezza su quanto accaduto, in trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge”. Per gli altri sanitari coinvolti prosegue l’iter disciplinare secondo la normativa vigente.

Ma dalle indagini emergono dettagli sempre più inquietanti che aggravano il quadro di responsabilità. La relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al ministero della Salute, contenente la documentazione fornita dai vertici dell’Azienda, rivela un elemento clamoroso: al Monaldi erano disponibili a dicembre scorso tre dispositivi Paragonix, i contenitori hi-tech di ultima generazione per il trasporto e la conservazione degli organi da trapianto. Eppure l’équipe che si occupò del prelievo del cuore destinato a Domenico sostiene di non esserne stata a conoscenza.

La Procura di Napoli sta conducendo accertamenti non solo sul caso di Domenico ma in generale sulla struttura e sul modus operandi delle équipe mediche del Monaldi in casi simili. Durante questi approfondimenti, gli inquirenti hanno puntato i fari su altri due trapianti eseguiti precedentemente: uno risale al 2021, l’altro alcuni mesi prima. Si tratta per ora di approfondimenti investigativi disposti dalla VI sezione Lavoro e colpe professionali, ma la circostanza apre scenari inquietanti.

Il piccolo Domenico è stato operato il 23 dicembre per un trapianto di cuore. L’organo arrivava da Bolzano ma durante il trasporto qualcosa andò storto. Invece di usare uno dei tre Paragonix disponibili, l’équipe utilizzò un comune box frigorifero simile a quelli da campeggio. Dentro venne messo ghiaccio secco fornito da due infermiere dell’ospedale San Maurizio di Bolzano che raggiunse temperature di -80 gradi invece dei -4 necessari. Il freddo estremo danneggiò irreparabilmente le fibre del muscolo cardiaco.

Il cuore compromesso venne comunque trapiantato nel corpo del piccolo Domenico. Al momento sono sette i medici indagati.