Tre siti operativi, 21 lavoratori irregolari sfruttati e una produzione industriale destinata ai mercati esteri: sequestrata l’intera filiera.
Trieste – Il Nucleo di polizia Economico Finanziaria Trieste – Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata – su delega della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo giuliano, ha posto in essere una vasta operazione nei confronti di un’organizzazione criminale, composta da soggetti di nazionalità straniera e italiana, mettendo in luce fenomenologie e condotte criminali del tutto inedite nella regione nonché di assoluta rilevanza per dimensionamento finanziario, geografico e trasversale degli illeciti.
Le indagini hanno trovato sviluppo in due progressive fasi: inizialmente veniva individuata nella provincia di Udine una struttura produttiva e di distribuzione occulta di noti marchi (Marlboro Gold, Marlboro Rosse e LM) che trovava sviluppo nei seguenti tre siti: stabilimento produttivo (in Gonars – UD) costituito da un capannone industriale di circa 2.156 mq, dove era stato predisposto un impianto manifatturiero; magazzino/deposito (ubicato nel comune di Remanzacco – UD) costituito da un capannone industriale di circa 780 mq destinato a “deposito temporaneo” delle sigarette in precedenza confezionate presso l’opificio di Gonars.
Il deposito veniva altresì utilizzato, sempre temporaneamente, quale iniziale magazzino del tabacco trinciato
destinato alla lavorazione; area di exchange parking (ubicata nel comune di Buttrio – UD) degli autoveicoli incaricati del trasporto delle sigarette, ove venivano lasciati i rimorchi (privi di motrice) da dove venivano poi “agganciati” a vettori e quindi trasportati presso il deposito di Remanzacco per essere caricati e quindi “riconsegnati” a ulteriori motrici.
Tale modus operandi (peraltro posto in essere sistematicamente nel periodo notturno) precludeva, in occasione degli ordinari controlli del territorio posti in essere dalle Forze di polizia, di “ricostruire” il percorso dei veicoli e la scoperta della fabbrica clandestina di sigarette ubicata a poche decine di km dal luogo dello “scambio”.
Dopo un’iniziale attività di sorveglianza, cui ai finanzieri del Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) di Trieste si affiancavano anche quelli del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e del Comando Provinciale di Udine, si procedeva a un intervento palese scoprendo che all’interno dello stabilimento di Gonars era stata realizzata un’imponente “fabbrica clandestina” articolata su due “linee produttive” capaci di produrre giornalmente un milione di sigarette perfettamente imballate (pacchetti, stecche, cartoni).
Successive perizie affidate a consulenti dei principali brand commerciali documentavano che gli impianti erano di assoluta avanguardia, comparabili a quelli utilizzati dalle case madri.
La struttura, al fine di non palesarne l’operatività illecita, era stata strumentalmente munita di materiali
fonoassorbenti e isolanti, di specifici pannelli installati su tutte le porte e le finestre nonché di sofisticati sistemi di sorveglianza a circuito chiuso (CCTV) per rilevare eventuali azioni di vigilanza poste in essere da parte delle forze dell’ordine.
Sempre per non disvelarne l’operatività, l’apparato produttivo non era collegato alla ordinaria rete elettrica ma utilizzava un’alimentazione autonoma tramite un poderoso generatore industriale, alimentato a gasolio, con una potenza superiore a 150 KVa.
L’articolato processo produttivo realizzato all’interno del sito avveniva in diverse aree: locali dove veniva
inizialmente tagliato e lavorato il tabacco grezzo, per essere successivamente utilizzato nel processo produttivo e magazzini dei materiali indispensabili per la fabbricazione di sigarette e delle confezioni (colla, packing, filtrini, cellophane, ecc).
Dopo la produzione, le sigarette venivano temporaneamente stoccate nel citato magazzino per essere poi
trasportate via ruota e immesse in una articolata rete di distribuzione all’estero mediante una organizzazione
logistica che, come esposto in precedenza, in caso di fermi di singoli autoveicoli, non consentiva di ripercorrere e quindi individuare il luogo di produzione in Friuli.
All’atto dell’intervento, l’opificio clandestino era in piena attività e i militari sorprendevano a lavorare nella linea produttiva ventuno soggetti di nazionalità straniera (Ucraina e Moldava), risultati privi di titoli legali per
l’ingresso e l’esercizio di attività lavorative nel territorio nazionale. Tale manovalanza veniva impiegata
nell’opificio con ritmi e condizioni di lavoro proibitivi peraltro alloggiando – con divieto assoluto di uscire – in
appositi spazi ricavati all’interno dello stesso opificio destinati a “dormitorio” dalle carenti condizioni igieniche.
Sempre al momento del blitz, veniva inoltre rilevata presso le strutture di Gonars e Remanzacco la presenza di due autoarticolati proprio mentre avvenivano le operazioni di carico e scarico delle sigarette.
Sotto la direzione propulsiva della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, l’azione è poi proseguita per
meglio lumeggiare l’operatività dell’opificio clandestino, i volumi e i profitti delle attività illecite e l’identità di
ulteriori soggetti coinvolti nella complessa e connessa rete commerciale.
L’attività investigativa consentiva di acclarare che la fabbrica aveva operato per circa cinque mesi, producendo circa 137 milioni di sigarette (6,85 milioni di pacchetti) che venivano successivamente posti in vendita mediante un’articolata rete di distribuzione in altri mercati europei garantendo un elevato livello di profitti illeciti a causa degli elevati prezzi di vendita praticati all’estero (il costo di un pacchetto di sigarette tipo Marlboro è di 17,80 euro nel Regno Unito, 13 euro in Francia e 8 euro in Germania, contro i soli 6 euro di media di un pacchetto venduto in Italia). I costi di produzione nell’opificio clandestino ammontavano a poche decine di centesimi di euro a pacchetto.