La tragedia a poche ore dall’interrogatorio di garanzia. Antonio Meglio aveva già tentato di ferirsi con una pen drive subito dopo l’arresto.
Napoli – Antonio Meglio è morto nella notte tra il 5 e il 6 marzo all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli dove era ricoverato nel reparto psichiatrico. Si è impiccato usando le lenzuola del letto. Poche ore prima aveva sostenuto l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice che aveva convalidato il fermo dopo l’aggressione brutale alla penalista Alessia Viola accoltellata su un autobus in via Simone Martini.
L’uomo era piantonato. Ricoverato in psichiatria proprio perché considerato pericoloso per se stesso oltre che per gli altri. Eppure non è bastato. Subito dopo l’arresto aveva già provato a procurarsi ferite usando una pen drive che aveva in tasca.
Il suo avvocato Gianluca Sperandeo ha annunciato che presenterà un esposto per fare luce sulla dinamica del suicidio.
Durante l’interrogatorio di garanzia Meglio aveva mostrato tutta la sua fragilità mentale. Diceva di sentirsi vittima di un complotto, parlava di una congiura operata da soggetti mai identificati. Deliri persecutori che il giudice aveva ascoltato confermando comunque la custodia cautelare per le accuse pesantissime: lesioni gravi, sequestro di persona e deturpamento di culto.
L’aggressione ad Alessia Viola era avvenuta giovedì scorso su un autobus in via Simone Martini. Meglio l’aveva accoltellata brutalmente senza alcun motivo apparente. La penalista non lo conosceva, non aveva mai avuto a che fare con lui. Un’aggressione improvvisa, violenta, immotivata che aveva lasciato la donna gravemente ferita.
I carabinieri lo avevano bloccato giovedì notte grazie alle segnalazioni e alle telecamere che avevano consentito di ricostruire i suoi movimenti dopo essere sceso dal bus. Il fermo era scattato immediatamente considerata la gravità dei fatti e l’evidente pericolosità del soggetto. Ma già in quella fase Meglio aveva manifestato comportamenti autolesionistici che avrebbero dovuto far scattare protocolli specifici.
Il trasferimento al San Giovanni Bosco nel reparto psichiatrico sembrava la soluzione più sicura. Un ambiente ospedaliero con personale specializzato dove poter valutare le sue condizioni mentali e contemporaneamente impedire gesti estremi. Invece qualcosa non ha funzionato. Durante la notte Meglio è rimasto solo abbastanza a lungo da poter preparare il cappio con le lenzuola e impiccarsi.
Il carcere di Poggioreale ha certificato il decesso avvenuto alle 21.40 del 5 marzo. La salma è stata immediatamente sequestrata dalla Procura che dovrà disporre l’autopsia per accertare con precisione causa e modalità della morte. Ma soprattutto dovrà verificare se ci sono state omissioni o negligenze da parte del personale sanitario che avrebbe dovuto sorvegliarlo.