Sgarbi chiama Meloni risponde: “Accolgo le dimissioni, scelta corretta”

Il critico d’arte aveva scritto al premier: “Verifichi se nel governo ci sono altri conflitti d’interesse”.

Roma – Sgarbi chiama, Meloni risponde. Dopo l’annuncio delle sue dimissioni da sottosegretario alla Cultura per l’indagine Antitrust che lo ha travolto, il critico d’arte aveva avvertito di non essere ancora fuori dalla compagine di governo. “Non sono ancora un ex sottosegretario, in quanto le dimissioni le ho solo annunciate senza averle ancora negoziate con l’esecutivo. In questo momento sono ancora nel pieno delle mie funzioni. La mia sarà una lunga agonia”. E intanto, nelle more del giudizio, aveva scritto una lettera al premier Meloni dove chiedeva di verificare se nel governo ci fossero altri conflitti d’interesse. Ebbene, il Presidente del Consiglio ha accolto ufficialmente quel passo indietro.

In un punto stampa al termine del bilaterale a Tokyo col primo ministro giapponese Fumio Kishida, Meloni si è espressa sulla vicenda: “Credo che la decisione del sottosegretario di dimettersi sia corretta. Io aspetto di incontrarlo a Roma per accogliere” la sua scelta, “dopo il pronunciamento dell’Antitrust”. Il critico d’arte chiede altre verifiche di incompatibilità? “Quando ci verrà chiesto come abbiamo fatto con lui, io ho atteso ad avere degli elementi oggettivi, mi auguro che Sgarbi che ha potuto contare su un governo che attendeva degli elementi non si aspetti che quello stesso governo decida per altri con elementi che non sono oggettivi, perché sarebbe obiettivamente eccessivo“, ha detto il premier.

Sgarbi aveva invitato non troppo velatamente il presidente del Consiglio a verificare se all’interno del governo vi siano altri conflitti di interesse. Si era detto in disaccordo con la delibera Agcom e aveva confermato il suo ricorso al Tar. L’Antitrust non ha detto ‘non va bene questo o quell’attività della vita di Sgarbi’ – ha incalzato – ma la sua intera ‘attività di scrittore, narratore curatore e storico d’arte’, e con ciò anche promuovere e vendere i propri libri, come anche tu hai fatto. Cioè è la mia vita. Si tratta, come si capisce subito leggendone la forzata motivazione, di una decisione tanto ‘politicamente corretta’, quanto giuridicamente scorretta”. 

Nessun vero giurista, ha aggiunto, “comprende infatti per quale ragione tenere una conferenza su Caravaggio, partecipare o presiedere una tavola rotonda su Tintoretto, presentare un libro su Michelangelo, possa costituire una violazione dei limiti di legge, generando una incompatibilità con la funzione ministeriale, al punto da distorcerne il senso”.  Sgarbi ha concluso la lettera con un ringraziamento accorato alla Meloni per “il comportamento tenuto nei miei confronti, sempre rispettoso, lineare e mai cedevole verso i molti e agguerriti oppositori che hanno imbastito una vera persecuzione giornalistica e televisiva ( con la tv di Stato!) sperando, con me, di mettere in soggezione te e il governo da te presieduto”.

Tutto ha inizio tre mesi fa,  quando l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avvia un procedimento nei suoi confronti evidenziando l’incompatibilità  tra gli incarichi istituzionali del noto critico d’arte e le sue attività di conferenziere, sia gratuitamente sia a pagamento. Dopo un tira e molla alla fine lascia lui, e annuncia le sue dimissioni “irrevocabili” ancora prima di averle presentate a Giorgia Meloni. Sgarbi fa un passo indietro e se ne va ringraziando la presidente del Consiglio, “che non mi ha chiesto niente”, ma puntando il dito contro il suo ministro, Gennaro Sangiuliano che non esita a definire “uomo senza dignità”.

Il ministro Sangiuliano

La premier quando era scoppiato il caso delle presentazioni di mostre, libri e conferenze a pagamento aveva preso tempo, aspettando di “valutare nel merito” le indicazioni dell’Antitrust, che aveva fissato al 15 febbraio la scadenza per pronunciarsi ma potrebbe comunicare prima le conclusioni sull’incompatibilità tra le attività extra governo di Sgarbi e il ruolo che ha ricoperto – e al momento a questo punto ricopre ancora – al Mic.

Nel mirino dell’Antitrust infatti sono finite attività come partecipazioni a conferenze, inaugurazioni di mostre, la vendita di libri. D’altronde, già dalla delibera con cui l’Agcom aveva avviato l’istruttoria filtravano alcune indicazioni, secondo cui le attività svolte da Sgarbi avrebbero potuto porsi in contrasto con quanto previsto dalla legge Frattini in tema di conflitto di interessi.

Due settimane fa la mozione di sfiducia alla Camera da parte di tutte le opposizioni (Pd, M4S e Avs) che avevano avanzato al governo la richiesta “di avviare immediatamente le procedure di revoca della nomina a sottosegretario di Stato del professor Vittorio Sgarbi”. In pole position tra gli oppositori del fronte politico, i grillini che hanno subito esultato di fronte al passo indietro del sottosegretario con festeggiamenti degni di una vittoria dell’Italia ai mondiali. “Ce l’abbiamo fatta. Le sue dimissioni con effetto immediato fanno tirare un sospiro di sollievo a tutto il Paese. È il risultato di tutti gli sforzi che il Movimento Cinque Stelle ha messo in campo”, hanno urlato ai quattro venti i grillini.

Ma ancora è tutto da vedere, e potrebbero non mancare i colpi di scena.

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