Dopo il prelievo di 52 animali, l’associazione REA denuncia nuovi abbai e chiede l’intervento della Procura: “Comune e istituzioni inerti da oltre un anno”.
Rieti – Dieci sequestri nell’arco di sedici anni. Una condanna, qualche mese di carcere, il divieto di detenere animali. Eppure Barbara Cavicchioli, residente in una villa di Montopoli in Sabina, in provincia di Rieti, avrebbe ripreso quasi immediatamente a tenere animali nella propria abitazione — nonostante i precedenti, nonostante i provvedimenti giudiziari, nonostante l’ultimo sequestro risalga solo allo scorso 30 maggio, quando le autorità avevano portato via 52 animali, di cui 48 cani.
A denunciare la situazione è l’associazione REA, che ha reso pubblica la vicenda chiedendo un intervento urgente alla Procura di Rieti. Secondo quanto riferito dall’organizzazione, supportato da materiale audio e video, già nelle ore successive al sequestro sarebbero tornati udibili abbai provenienti dall’abitazione della donna. Alcuni volontari avrebbero segnalato il fatto ai carabinieri, senza che ne sia seguito alcun ulteriore provvedimento.
“È inammissibile che un caso simile venga affrontato ogni volta con tanta superficialità”, dichiara Gabriella Caramanica, segretario nazionale di REA. “Questa donna continua a reiterare lo stesso reato da oltre quindici anni. Le condanne emesse si sono rivelate del tutto insufficienti e le istituzioni stanno sistematicamente ignorando il problema.” Caramanica sottolinea anche un aspetto di responsabilità istituzionale che va oltre la sfera penale: l’ordinanza sindacale impone al sindaco l’obbligo di verificare l’ottemperanza dei divieti. Se quel controllo non è stato effettuato, si configurerebbe non solo il reiterato maltrattamento di animali da parte della privata cittadina, ma anche una potenziale omissione di atti d’ufficio da parte delle figure istituzionali tenute alla vigilanza.
Il Comune di Montopoli in Sabina, stando a quanto riferisce REA, aveva il fascicolo sulla scrivania da oltre un anno. Anche la Procura era al corrente della situazione. “Non possiamo permetterci di attendere anni per un nuovo sopralluogo”, aggiunge Caramanica, che punta il dito anche su un meccanismo economico iniquo: ogni volta che scatta un sequestro, il peso del recupero, della cura e delle successive adozioni degli animali ricade interamente sulle associazioni volontarie, che vi fanno fronte con le proprie risorse.
La REA chiede un intervento coordinato e immediato da parte di Comune, ASL e Procura e invita a guardare al modello già adottato dal Comune di Milano, che ha approvato un protocollo specifico per i casi di accumulo patologico di animali. Il sistema milanese prevede una task force integrata che riunisce polizia locale, servizi sociali, veterinari e dipartimento di salute mentale, con presa in carico psichiatrica dell’accumulatore, ordinanze di divieto immediato e controlli sistematici per impedire nuovi accumuli. Un approccio che affronta il problema alla radice, invece di limitarsi a rimuovere gli animali ogni volta che la situazione diventa insostenibile.
“Come REA interpelleremo formalmente la Procura della Repubblica”, conclude Caramanica. “Non è più tollerabile questa mancanza di rigore.”