Sentenza inchiesta Hydra smantella supermafia milanese

Oltre 500 anni di carcere inflitti agli esponenti di un’organizzazione criminale che univa le principali mafie italiane.

Milano – In una delle udienze più attese degli ultimi anni, il Gup Emanuele Mancini ha inflitto una pesante serie di condanne, con un totale che supera i 500 anni di carcere.

L’aula bunker del carcere di Opera ha visto concludersi dopo oltre sei ore di camera di consiglio una delle vicende giudiziarie più complesse degli ultimi tempi, segnando un durissimo colpo alla cosiddetta “mafia milanese”.

L’inchiesta “Hydra” ha rivelato l’esistenza di un’unica grande organizzazione criminale che raccoglie sotto il proprio controllo famiglie legate a camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra, configurando una vera e propria supermafia secondo gli inquirenti.

Degli 80 imputati che avevano scelto il rito abbreviato, accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di droga, tentata rapina, detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni, frode fiscale, omesso versamento delle imposte, riciclaggio e false fatture, il giudice ha emesso 62 condanne e 18 assoluzioni piene.

Undici imputati che non avevano optato per riti alternativi sono stati prosciolti in udienza preliminare, mentre nove hanno patteggiato e 45 sono stati rinviati a giudizio. La richiesta dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, a novembre era stata di condanne complessive pari a 570 anni di carcere.

La maxi indagine era esplosa all’attenzione pubblica nell’autunno del 2023, quando il Gip Tommaso Perna aveva respinto 142 delle 153 richieste di arresto, non riconoscendo inizialmente l’esistenza di un’associazione a delinquere unitaria tra le tre principali mafie italiane. La decisione aveva provocato tensioni tra Procura e ufficio Gip/Gup, ma il Tribunale del Riesame e la Cassazione hanno successivamente confermato gli arresti, ribaltando la decisione iniziale.

Con questa sentenza, la giustizia milanese infligge un duro colpo a quella che gli investigatori definiscono ormai come una struttura criminale senza precedenti, capace di coordinare traffici e attività illecite in tutta Italia.