Il giovane, che era seguito dal Centro di salute mentale, aveva ferito tre sconosciuti alla stazione di servizio di Reggio Emilia.
Reggio Emilia – C’è un filo nero e crudele che lega una domenica di sangue a una notte di solitudine dietro le sbarre. Mena Istafanous, appena 26 anni, è stato trovato impiccato nella sua cella del carcere di Reggio Emilia venerdì sera, poco dopo le 20: quando gli agenti lo hanno scoperto, per il giovane non c’era già più nulla da fare. Solo cinque giorni prima quello stesso ragazzo, nato in città da una famiglia di origini egiziane, aveva seminato il panico in un distributore di benzina, trasformando una tranquilla serata di fine settembre in un incubo a cielo aperto.
Tutto si è consumato domenica 27 settembre, intorno alle 19, alla stazione di servizio Ego di via Martiri di Cervarolo, nel quartiere Buco del Signore, a pochi passi dal carcere. Senza un motivo apparente, Istafanous si è scagliato contro una donna di 66 anni di Scandiano che stava facendo rifornimento, colpendola più volte alla testa con un cacciavite. Un’aggressione feroce e improvvisa, contro una persona a lui del tutto sconosciuta.
Ma l’orrore non si è fermato qui. Il 26enne è risalito sulla sua Seat Ibiza e, accelerando bruscamente, ha puntato l’auto contro la vittima e contro chi era accorso a soccorrerla. Dopo un giro completo attorno alle pompe, è tornato alla carica a velocità elevatissima, travolgendo altre due persone: una ragazza di 24 anni e Guido Ruozi, 49 anni. Per tutti e tre fratture serie (femore, omero, scapola, naso, tibia e perone) ma, per fortuna, nessuno è in pericolo di vita.
A fermare la furia ci ha pensato la polizia di Stato, che lo ha rintracciato circa un’ora dopo in stato confusionale vicino all’abitazione dove viveva con la famiglia. Per lui si sono aperte le porte del carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato. Gli inquirenti hanno escluso sin da subito la pista del fondamentalismo islamico: il giovane è di religione cristiana copta. Da luglio era seguito dal Centro di salute mentale cittadino e in passato avrebbe avuto problemi di tossicodipendenza; ad aprile una denuncia per minacce e danneggiamento.
“Siamo di fronte a una storia di disagio psichico e sociale“, ha spiegato il difensore, l’avvocato Franco Beretti, dopo l’udienza di convalida in cui Istafanous si era avvalso della facoltà di non rispondere. Il Gip aveva confermato la custodia in cella, condividendo il rischio di reiterazione del reato. La famiglia cercava intanto una struttura specializzata che potesse accoglierlo.
Non ce ne sarà il tempo. In quella cella, a poche centinaia di metri dal luogo in cui aveva scatenato il terrore, Mena ha deciso di farla finita. Portando con sé, per sempre, l’unica risposta che tutti aspettavano: il perché di quella domenica di follia.


