“Se leggete questo messaggio, non sono tornato”: il biglietto di Pasquale Lamberti

Il testo, trovato dal figlio il giorno della scomparsa, ha guidato gli inquirenti fino ai tre indagati per l’omicidio dell’imprenditore di Paderno Dugnano.

Besate (MILANO) – “Se leggete questo messaggio significa che io non sono tornato”. Con queste parole, lasciate su un biglietto ritrovato in casa dal figlio acquisito Pasquale Andrea e trascritte in un messaggio identico sul proprio cellulare, Pasquale Lamberti aveva previsto la propria fine. Era il 3 luglio 2021 e l’imprenditore settantenne, originario di Paderno Dugnano e titolare dell’Unione commerciale lombarda, azienda bresciana produttrice di integratori per mangimi destinati ai grandi allevamenti, era appena scomparso da Besate, nel Milanese, dopo che la madre Sonia aveva tentato invano di rintracciarlo per l’intera mattinata.

Nel testo, Lamberti indicava cinque presunti responsabili della propria eventuale scomparsa, tra cui Claudio Mancini, definito “mio fratello?”, sostenendo che a loro fosse riconducibile l’intero suo patrimonio mobiliare e immobiliare, per un valore stimato di 3 milioni di euro. Quel biglietto è diventato, a distanza di cinque anni, il filo conduttore delle indagini che oggi hanno portato tre persone a essere indagate per l’omicidio dell’imprenditore.

Secondo la ricostruzione del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, coordinato dalla Pm della Dda Simona Ferraiuolo e guidato dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino, Lamberti non si sarebbe allontanato volontariamente ma sarebbe stato ucciso in un agguato premeditato, organizzato anche per far sparire il suo corpo, mai più ritrovato. Al vertice dell’organizzazione viene collocato proprio Claudio Angelo Mancini, 61 anni, originario del Molise, già gravato da precedenti penali, tra cui un omicidio, e ritenuto vicino alla cosca di ‘ndrangheta dei Morabito-Bruzzaniti-Palamara di Africo. Come esecutori materiali del delitto vengono indicati due coniugi di Bereguardo, in provincia di Pavia: l’imbianchino Renato Mandaglio, 59 anni, originario di Taurianova e legato, secondo gli inquirenti, alla locale di ‘ndrangheta di Giffone, e la moglie Palmira Emanuela Calvi, 61 anni. Nell’inchiesta figurano inoltre, come concorrenti “in sinergia e previo accordo criminoso”, Antonio e Leone Bruzzaniti, esponenti di rilievo dell’omonimo clan radicato in Lombardia.

Non è la prima volta che il nome di Antonio Bruzzaniti, detto “‘u Pazzu”, compare in questa storia. Lo scorso gennaio l’uomo, 69 anni, calabrese residente a Cambiago, era già finito in carcere insieme a Mancini nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Brescia, coordinata dal Pm dell’antimafia Teodoro Catananti, che aveva colpito con misure cautelari cinque persone accusate di aver smembrato le società dell’imprenditore scomparso attraverso bancarotta fraudolenta, indebita percezione di erogazioni pubbliche, malversazione, ricorso abusivo al credito e reati tributari. In quell’occasione erano finiti ai domiciliari anche il commercialista Gabriele Abbiati, 51 anni, e Fabio Bonasegale, 56 anni, mentre al broker tarantino Domenico Carignano era stata applicata un’interdittiva alle attività imprenditoriali per 12 mesi. Su quel gruppo erano stati disposti sequestri per 650mila euro e, in via preventiva, per circa 2,5 milioni di euro, cifra vicina al valore delle aziende un tempo floride di Lamberti.

L’imprenditore con la moglie Sonia

Dietro l’omicidio, secondo gli inquirenti, ci sarebbe infatti un disegno di lungo corso volto a spogliare l’imprenditore del proprio patrimonio. Tutto sarebbe iniziato quando Mancini lo convinse a investire 2,6 milioni di euro in una società con sede a Praga specializzata in carte ricaricabili, promettendogli rendimenti annui del 60% che si sarebbero poi rivelati inesistenti. Attraverso una cessione fittizia a una struttura svizzera, la sua azienda bresciana sarebbe stata progressivamente svuotata fino al fallimento, mentre gli stessi fondi sarebbero serviti ad acquistare immobili intestati a persone vicine agli indagati, auto di lusso e disponibilità su carte prepagate estere, oltre a garantire oltre 1,7 milioni di euro di finanziamenti pubblici e circa 400mila euro ottenuti con fatture per operazioni inesistenti.

L’azienda di mangimi che faceva capo a Pasquale Lamberti poi cannibalizzata e svenduta

Fu proprio la volontà di Lamberti di denunciare pubblicamente questo raggiro, ipotizzano gli inquirenti, a far precipitare la situazione. Gli investigatori milanesi hanno ricostruito nel dettaglio la fase organizzativa dell’agguato incrociando tabulati telefonici e celle agganciate: il 29 giugno 2021 Mancini e Mandaglio si sarebbero incontrati a Zerbolò, nel Pavese; il giorno dopo l’imbianchino avrebbe avuto un faccia a faccia con l’imprenditore a Besate; il 1° luglio i due organizzatori si sarebbero rivisti a Lacchiarella per gli ultimi dettagli, mentre Mancini si sarebbe procurato un alibi allontanandosi in Calabria con la compagna il giorno precedente al delitto.

Il delitto sarebbe stato compiuto la mattina del 3 luglio, tra le 5.59 e le 6.52, in un’area di campagna tra Morimondo e Besate. Lamberti aveva lasciato casa alle 4.54 a bordo della sua Range Rover Evoque, che sarebbe stata poi ritrovata regolarmente parcheggiata nel centro cittadino. Pochi minuti dopo, una Skoda Felicia riconducibile ai coniugi Mandaglio-Calvi sarebbe transitata sotto un varco elettronico nella stessa direzione. Secondo gli inquirenti, al delitto sarebbe seguita una fase di depistaggio, con la coppia tornata sul posto poco dopo a bordo di un’altra auto e il proprio telefono tenuto spento per circa ottanta minuti, un lasso di tempo ritenuto compatibile con lo spostamento del corpo e del veicolo della vittima, mentre il cellulare di Lamberti sarebbe rimasto attivo più a lungo per simulare che l’uomo fosse ancora in vita.

Agli indagati la DDA contesta oggi l’aggravante della premeditazione e quella delle modalità mafiose, ritenendo l’omicidio l’epilogo di un piano volto a estromettere definitivamente e occultamente Lamberti dalla propria holding immobiliare.