Scoperta frode fiscale, 3 arresti e 13 indagati in Veneto: 8 società coinvolte

Blitz della Finanza di Vicenza: 21 perquisizioni, anche a Padova, Mestrino e Albignasego. L’indagato già in carcere “muoveva i fili”.

Vicenza – Blitz della Guardia di Finanza e perquisizioni fin dalle prime ore del mattino con l’arresto di tre amministratori di una società operante nel commercio di pneumatici, con sedi a Vicenza e Sandrigo (VI). I militari hanno eseguito 21 perquisizioni: 13 gli indagati e nel mirino c’è anche un portale web per le vendite online. Otto le società tra Vicenza, Padova, Albignasego (PD), Mestrino (PD) e Venezia coinvolte in una frode fiscale. Quasi 40 i finanzieri in campo.

Le misure cautelari hanno colpito il “vertice” del sodalizio composto da un 56enne montegaldese, destinatario di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, dalla compagna, una 43enne rumena sottoposta agli arresti domiciliari ed un 58enne sandricense per il quale è scattato l’obbligo di dimora a Sandrigo (VI). L’operazione è scattata dopo complesse investigazioni – condotte dal Nucleo P.E.F. di Vicenza, con l’aliquota di finanzieri della Sezione di P.G. presso la Procura della Repubblica di Vicenza e l’ausilio dei militari della Tenenza di Thiene – avviate verso la fine del 2022 dalle Fiamme Gialle.

L’imprenditore di Montegalda (VI), già arrestato e condannato per analoghe condotte fraudolente, durante il periodo di detenzione è riuscito a riorganizzare la propria “struttura operativa” anche grazie all’ausilio di varie “teste di legno” – fra le quali un 56enne marocchino conosciuto nel carcere “Due Palazzi” di Padova – formali amministratori di 03 società c.d. “cartiere”, completamente prive di reale struttura operativa ma utili ad emettere fatture false. E per questo si è fatto aiutare anche dalla compagna di origine rumena e dal figlio 26enne, nonché da un 47enne ragioniere di Albignasego (PD), già noto alle cronache giudiziarie, il quale non si è limitato ad un mero contributo professionale ma si è adoperato attivamente per tenere in vita il “core business” del sodalizio fornendo in prima persona gli strumenti giuridici per reiterare le condotte criminose.

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, il sistema fraudolento si sostanzia nell’acquisto di pneumatici da operatori comunitari (operazioni che, per loro natura, non sono soggette al pagamento dell’IVA, che dovrebbe invece essere assolta alla prima cessione nazionale) da parte delle società cartiere, le quali emettono false fatturazioni verso le società realmente operative del sodalizio, non provvedendo poi a presentare le dovute dichiarazioni, con conseguente omissione del versamento dell’IVA dovuta, escamotage che ha consentito, grazie all’illecito risparmio di imposta, di cedere gli pneumatici alla clientela finale (automobilisti) a prezzi illecitamente concorrenziali. Le indagini hanno permesso di ricostruire l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 28 milioni di euro, con conseguente IVA evasa per oltre 3 milioni di euro, somma sotto sequestro come disposto dal Tribunale di Vicenza.

Gli indagati hanno inoltre “svuotato” due società usate per la frode (e per questo era stato arrestato il 56enne) non pagando all’erario 40 milioni e portando quindi la magistratura a dichiarane il fallimento, e l’accusa di bancarotta fraudolenta. I finanzieri hanno anche scoperto che il 56enne, mentre era in carcere, era riuscito ad ottenere il regime di affidamento in prova ai servizi sociali, con conseguente scarcerazione, attraverso la falsa attestazione di attività di volontariato da parte del presidente e di un allenatore di una Asd vicentina di rugby che hanno rilasciato documentazione fittizia attestante la sua presenza quale manutentore degli impianti sportivi, mentre in realtà continuava a operare nella frode.

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