Dopo mesi di attese, pareri e passaggi formali, il tribunale ha acconsentito alla misura alternativa per il detenuto 71enne.
Catania – Per mesi la storia di Salvatore Antonio Pandetta è rimasta sospesa, come una pagina che nessuno aveva ancora il coraggio di voltare. Un uomo di settantadue anni, una condanna definitiva, una richiesta che sembrava semplice e invece si è trasformata in un percorso tortuoso tra perizie mancate, pareri pesanti e udienze che non promettevano nulla. Poi, finalmente, la decisione è arrivata.
Il Tribunale di Sorveglianza di Catania ha concesso a Pandetta la detenzione domiciliare, chiudendo un capitolo che si trascinava da mesi e che aveva lasciato il detenuto in un limbo fatto di attese e incertezze. Non sarà più la cella della Casa Circondariale di Caltagirone a scandire le sue giornate, ma le stanze della sua abitazione di Pedara. Un ritorno che per lui non è solo geografico: è un ritorno alla normalità, alla possibilità di respirare un’aria che conosce.
La decisione arriva dopo un percorso complesso. La perizia medica disposta dal tribunale non era mai stata eseguita, lasciando aperta la questione della compatibilità tra le sue condizioni di salute e la detenzione. All’udienza del 4 febbraio 2026, però, qualcosa si è sbloccato: difesa e Procura, per una volta, hanno guardato nella stessa direzione, valutando la possibilità di una misura alternativa ordinaria, non più legata esclusivamente al quadro clinico.
Nel fascicolo pesava anche il parere della Direzione Distrettuale Antimafia, datato settembre 2025. Un documento che, da solo, basta a far rallentare qualsiasi decisione. Ma il Tribunale, dopo aver esaminato gli atti, ha scelto di concedere la misura, ritenendo che le condizioni complessive del caso permettessero un percorso diverso dalla detenzione in carcere.

L’ordinanza depositata il 6 febbraio ha iniziato il suo viaggio tra Procura Generale, Questura, carabinieri, Ufficio di Sorveglianza, Uepe e Casa Circondariale. Un percorso burocratico che, questa volta, non è stato un ostacolo ma il passaggio necessario per trasformare una richiesta in realtà.
Per l’avvocato Giuseppe Lipera, che ha seguito ogni passaggio con determinazione, è la conclusione di una battaglia che non era solo giuridica ma profondamente umana. Per Pandetta, invece, è l’inizio di un tempo nuovo: non più scandito dal rumore metallico delle sbarre, ma dal ritmo lento e familiare della sua casa.