Il piccolo, venuto alla luce da poche ore, era in una busta della spesa in una chiesa della Magliana. Sta bene, i soccorritori lo hanno chiamato Gregorio.
Roma – Un pianto disperato ha rotto il silenzio della chiesa, nel pomeriggio di un venerdì qualunque. Veniva da una busta di plastica della spesa, adagiata ai piedi del crocifisso, a pochi passi dall’altare. Dentro, avvolto in una coperta, c’era un bambino nato da non più di 24-48 ore. È successo il 6 novembre nella parrocchia di San Gregorio Magno, in piazza Certaldo, nel cuore della Magliana: a sentire i vagiti è stato un parrocchiano, che si è avvicinato e ha scoperto l’impensabile.
L’allarme è scattato intorno alle 16.30. Sul posto sono arrivati l’automedica Montagnola e l’ambulanza del Cto dell’Ares 118, insieme ai carabinieri della stazione Villa Bonelli e del Nucleo Radiomobile. Il piccolo era pulito, curato e in buone condizioni: qualcuno gli aveva perfino dato un’ultima poppata. “Aveva ancora tracce di latte sulla bocca”, racconta commosso il parroco, don Giacomo Pavanello.
Il neonato è stato trasferito al San Camillo-Forlanini, dove è ricoverato in osservazione nella terapia intensiva neonatale. “All’inizio avevamo il timore di trovarci davanti una situazione grave – confida il medico Manuele Berlanda –. Per fortuna invece stava bene. Un’emozione intensa e difficile da raccontare”.
Sono stati proprio i soccorritori a dargli un nome: Gregorio, come il santo a cui è dedicata la chiesa. A ricostruire gli ultimi istanti prima dell’abbandono sono le telecamere della parrocchia. Le immagini mostrano una persona incappucciata, verosimilmente una donna, che entra, percorre la navata fino all’altare, depone la busta e si allontana.
Gli investigatori stanno ora acquisendo i filmati della zona per seguirne il percorso. Non si esclude che il bambino sia nato in una struttura sanitaria: anche per questo si cerca di capire in quale ospedale o clinica abbia visto la luce.
Dalla parrocchia, intanto, nessuna condanna. Solo una mano tesa. “Non la giudichiamo, non sappiamo quali siano state le sue motivazioni – ripete don Giacomo –. Le nostre porte sono sempre aperte. Siamo pronti ad aiutarla. Noi ci siamo e ci saremo”. E il sacerdote affida a una frase il senso di questa storia: proprio la Magliana, quartiere difficile spesso finito sulle pagine di cronaca, è oggi “la culla che dà nuova speranza a questo bambino“.



