Roggero e il mea culpa a metà: “Dovevo riflettere prima di sparare”

Il gioielliere di Grinzane Cavour davanti ai giudici per ottenere la grazia. Ma non chiede scusa alle vittime, né pronuncia mai la parola pentimento.

Milano – Ci sono parole che pesano come pietre e silenzi che pesano ancora di più. È quanto è accaduto nell’aula del Tribunale di sorveglianza di Milano, dove Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto al suo negozio, ha deciso di parlare. “Siamo tutte gocce nel grande oceano. Tutte le vite meritano rispetto. Quel giorno avrei potuto avere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo”, ha detto il 72enne davanti ai magistrati. Un’ammissione che sa di resa, ma che si ferma un attimo prima della parola che tutti aspettavano: scusa.

Il gioielliere, apparso visibilmente dimagrito dopo i primi due mesi trascorsi nel carcere di Bollate, si è presentato in aula scortato dalla polizia penitenziaria, entrando da un varco lontano dagli obiettivi dei fotografi. Al suo fianco l’avvocato Stefano Marcolini, che ha depositato una memoria di 15 pagine per chiedere il differimento della pena: Roggero vuole attendere ai domiciliari la decisione sulla domanda di grazia rivolta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nel suo intervento, l’uomo ha parlato di un “percorso di rivisitazione critica” dei fatti del 28 aprile 2021, il giorno dell’assalto alla sua gioielleria. Ma non ha mai pronunciato la parola “pentimento”, né ha chiesto scusa alle vittime o ai loro familiari. Un dettaglio che pesa, in una vicenda che continua a spaccare l’opinione pubblica tra chi lo considera un assassino e chi un uomo che ha difeso la propria vita.

L’udienza milanese arriva ad appena 48 ore da un secco no. Il 14 settembre il Tribunale di sorveglianza di Torino aveva già rigettato un’istanza identica, definendo il differimento legato alla grazia un’ipotesi “residuale”. Concedere la sospensione, avevano scritto i giudici piemontesi, avrebbe significato una “irrispettosa intrusione” in una “prerogativa esclusiva” del Capo dello Stato, unico a poter decidere su un caso “estremamente divisivo”. Nell’ordinanza i magistrati avevano ricordato che la legittima difesa è stata esclusa dalla sentenza definitiva, pur riconoscendo che la reazione di chi viene aggredito non può essere misurata “con la precisione del bilancino da farmacista”.

Ora la palla resta sospesa. I giudici di Milano si sono riservati la decisione e potrebbero perfino non entrare nel merito, dichiarando il “non luogo a provvedere” visto che su una richiesta identica si è già pronunciata Torino. Ma la difesa non molla: l’avvocato Marcolini ha annunciato che impugnerà il rigetto torinese con un ricorso in Cassazione. Per Roggero, che a luglio aveva affidato alla moglie Mariangela Sandrone la firma sulla domanda di grazia, la strada verso casa passa ancora una volta dalle mani della giustizia e, in ultima istanza, da quelle del Quirinale.