La nota del presidente dell’Unione Camere Penali mette in luce la disinformazione del Comitato per il “NO” e difende la riforma liberale.
Roma – “Da ieri troviamo in bella mostra nelle stazioni ferroviarie e per le strade un manifesto del Comitato per il “NO” dell’Associazione Nazionale Magistrati che indica la scelta di giudici “dipendenti dalla politica” come fosse l’oggetto del quesito referendario. Non è un’interpretazione discutibile della riforma costituzionale, ma come è agevole constatare, una mistificazione sfacciata del suo contenuto”.
Lo afferma Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali italiane e del Comitato per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere nella magistratura.
“L’articolo 104 della Costituzione, che sancisce l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario da ogni altro potere – prosegue – non viene in questo minimamente modificato. L’articolo 101, comma secondo, secondo cui il giudice è soggetto soltanto alla legge, resta intatto. Parlare di giudici assoggettati alla politica significa fingere di ignorare il testo di riforma costituzionale, sperando che lo facciano anche i cittadini. La separazione delle carriere e l’istituzione di due Consigli superiori, formati attraverso il sorteggio dei componenti, non introducono alcuna dipendenza politica, né per i giudici né per i pubblici ministeri. Il resto è pura propaganda, realizzata con lo strumento della disinformazione e finalizzata ad alimentare paura e disorientamento. Ma il fatto stesso che ciò provenga da un comitato promosso da magistrati è l’aspetto più grave della vicenda in quanto si spende, consapevolmente, il patrimonio di credibilità della magistratura per sostenere una campagna comunicativa fondata su di una affermazione falsa”.
“Ci si presenta come tecnici, ma si agisce da politicanti. Ci si invoca come garanti, ma si utilizzano slogan che deformano la realtà. Non è informazione, è un uso improprio dell’autorevolezza istituzionale. L’autorevolezza della magistratura non è un patrimonio corporativo: è un bene comune. E proprio per questo andrebbe maneggiata con serietà, non utilizzata come clava comunicativa. L’Unione delle Camere Penali difende la Costituzione e la sua riforma in senso liberale. Non quella immaginata per spaventare i cittadini, ma quella scritta nel testo della legge”, conclude il presidente Petrelli.