Da quel 19 gennaio 1986 la famiglia non ha mai ritrovato Alessandro né il denaro del riscatto, custode del ricordo resta la sorella.
Bologna – Sono passati quasi quarant’anni dal giorno in cui Alessandro Fantazzini, 28 anni, di Anzola dell’Emilia, è scomparso senza lasciare traccia.
Lavorava nella concessionaria di veicoli industriali di famiglia e la sera del 19 gennaio 1986, dopo una giornata sulle piste del Corno alle Scale con la fidanzata e la sorella Elisabetta, è stato rapito sotto casa. La banda chiedeva un riscatto di tre miliardi, di cui la famiglia riuscì a raccoglierne due, consegnandoli nella speranza di rivedere Alessandro.
Ma lui non tornò mai, e nemmeno il denaro fu restituito, neppure dopo una causa intentata dalla madre contro lo Stato. Pochi anni dopo, il padre Venusio morì e nel 2012 toccò alla madre Renata. Oggi resta solo Elisabetta, custode della memoria di un fratello mai ritrovato.
Elisabetta ricorda come Alessandro fosse solare, umile e lavoratore, sempre attento alla famiglia. Tra ricordi d’infanzia, vacanze al mare e sci insieme, emerge il legame profondo tra i due. Quel giorno del rapimento, per lei adolescente di 16 anni, la vita cambiò radicalmente: la disperazione e la paura hanno segnato ogni giorno successivo, accentuandosi con il passare degli anni.
Nonostante le condanne ai responsabili, non è mai stato possibile recuperare il corpo di Alessandro o localizzare i soldi del riscatto. Elisabetta ha raccontato come, soprattutto oggi da madre, comprenda la forza che dovette avere la madre e provi rabbia per la violenza quotidiana che ancora scuote la società.
Quarant’anni dopo, il ricordo resta vivo e doloroso. Non esiste un luogo dove poter piangere Alessandro, e le speranze di riabbracciarlo svanirono subito dopo il pagamento del riscatto, quando i giorni passavano senza alcuna notizia. La famiglia ha dovuto fare i conti con una realtà cruda: niente indicazioni affidabili, nessuna traccia del giovane, nessun risarcimento per i soldi consegnati.
Elisabetta teme che la vicenda possa cadere nell’oblio, ma continua a parlarne per mantenere vivo il ricordo del fratello e trasmettere la storia di ciò che accadde.
Oggi, a distanza di decenni, la memoria di Alessandro Fantazzini resta un monito sulla violenza criminale e sulle ferite che il rapimento lascia nelle famiglie, una storia di dolore, attesa e resilienza che non può essere dimenticata.