Quel pezzo di carta che vale sempre meno

Un tempo non c’era genitore che non ripetesse al figlio: senza quel pezzo di carta non farai mai nulla nella vita! Oggi la realtà pare giri al contrario…

Si è sempre detto che la laurea costituiva la chiave per aprire la porta del mercato del lavoro e delle professioni. Tuttavia la Generazione Z (i nati nella seconda metà degli anni ’90 e nel 1° decennio del 2000) pur considerandola un titolo ambito, manifesta una visione pragmatica sul tema. Nel senso che hanno iniziato a dubitare sulla bontà dell’investimento fatto e se avesse o meno un risultato tangibile.

D’altronde come non essere solidali in un contesto in cui a dominare è l’incertezza! Il 17 giugno è stata presentata una ricerca sulla Maturità 2026 a cura del portale Studenti (la piattaforma digitale con cui si gestisce la carriera scolastica e universitaria) e di Sylla (istituto di ricerca e analisi di mercato). L’analisi ha confermato il dubbio sulla laurea instillatosi nelle loro giovani menti. Infatti il 28% dei maturandi ha dato una fondata valutazione sui titoli accademici utili per l’ingresso nel mondo del lavoro.

Mentre il 60,3% la considera con prudenza. L’Intelligenza Artificiale (IA) è stata utilizzata per la maturità dal 64% degli studenti. Però l’80% di loro è preoccupato, soprattutto perché le innovazioni sono talmente rapide e pervasive che si teme che possano scalzare le competenze apprese fino ad allora. Un misero 20% crede ciecamente nelle sue qualità taumaturgiche, al punto da vederla come la panacea di tutte le difficoltà inerenti il lavoro.

In realtà i ragazzi temono di cadere nella rete della FOBO (Fear Of Better Options), ovvero la paura di prendere una decisione per il timore che possa presentarsi un’opzione migliore. Questo stato d’ansia porta spesso alla paralisi decisionale e all’insoddisfazione cronica, spingendo le persone a rimandare le scelte il più a lungo possibile. Ecco spiegati i tentennamenti sulla laurea e le elusioni sulla professione e la carriera ad essa collegata!

Un aspetto importante emerso, che dovrebbe far riflettere la società degli adulti, è la forte sensazione di smarrimento in cui si sentono catapultati i ragazzi. E’ come se vagassero alla ricerca della giusta via, ma il loro percorso è caratterizzato da continui sbandamenti, deviazioni improvvise, arretramenti e cambi di rotta. In soldoni: il 20% di loro ha sostenuto di non avere problemi con un documento da stilare o un contratto da interpretare.

Inutile pazzo di carta o passepartout per il mondo del lavoro?

L’80% si dichiara impreparato a svolgere queste incombenze o simili. Inoltre hanno elencato alcuni temi su cui avrebbero desiderato essere istruiti: gestione dei soldi, formazione sulle pratiche burocratiche, indicazioni utili per entrare nel mondo del lavoro, regolazione delle emozioni, comprensione dei propri desideri. Un vademecum, un pronto soccorso della vita quotidiana che, purtroppo, nessuna scuola di ogni ordine e grado è mai riuscita a realizzare.

Il ciclo scolastico dovrebbe fornire agli studenti gli arnesi teorici e pratici per comprendere la realtà in cui si vive.

Il verbo significa letteralmente “prendere e stringere insieme“, indicando l’azione di accogliere e fare proprio un concetto unendo i vari elementi. E’ chiaro che, guardando al di là del proprio naso, ci si rende conto che il contesto in cui si vive è complicato, cupo, pericoloso, violento, non certo l’humus ideale per la crescita e lo sviluppo degli adolescenti.

Riuscire a prendere e stringere insieme tutte le variabili presenti nella realtà è un’impresa improba per un adulto, figurarsi per un giovane. Si potrebbe sperare nel soccorso delle istituzioni, con una politica giovanile che tenga conto dei loro bisogni. Al punto in cui siamo precipitati, meglio stendere un velo pietoso.