Pizzo perfino agli abusivi delle case popolari: crolla l’impero di “Stellina”

Il boss comandava dal carcere. Estorsioni a imprese edili, hotel e anche al servizio 118: 21 finiti in manette, 48 gli indagati.

Manduria (Taranto) – Chiedevano il pizzo perfino a chi occupava le case popolari, minacciando di staccare luce e acqua a famiglie già disperate. Ma la stessa mano pesante si allungava su imprenditori edili, commercianti, hotel e persino su un’associazione che gestiva il servizio del 118. È l’impero del terrore ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e polverizzato all’alba di oggi dalla Squadra mobile di Taranto, che ha fatto scattare 21 arresti nel cuore del Tarantino.

Al vertice del clan Stranieri c’è un nome che a Manduria conoscono tutti: Vincenzo Stranieri, 66 anni, per tutti “Stellina“, storico fondatore del gruppo e per decenni figura di riferimento della Sacra corona unita. Già rinchiuso in cella per un’altra vicenda, secondo l’accusa avrebbe continuato a dettare ordini da dietro le sbarre, tenendo il pugno di ferro sull’intero versante orientale della provincia ionica.

L’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip di Lecce Marcello Rizzo su richiesta della Dda salentina, contesta reati pesantissimi: associazione mafiosa, traffico di droga, detenzione di armi da guerra, porto di ordigni esplosivi, ricettazione, estorsione e rapina, tutti aggravati dal metodo mafioso. In 17 rispondono di associazione di tipo mafioso, mentre gli indagati complessivi salgono a 48.

Il meccanismo era tanto semplice quanto spietato. I soldi del “pizzo” servivano a mantenere le famiglie degli affiliati finiti in carcere e a rifornire le piazze di spaccio. Grazie a una rete di alleanze con altri sodalizi criminali, il clan era riuscito a costruire un vero e proprio monopolio della droga sul territorio, imposto con la forza delle armi e con la paura.

A cadere nella rete, insieme al boss, anche persone a lui legate da vincoli di sangue, segno di un potere gestito come un affare di famiglia. Le indagini della Squadra mobile hanno permesso di fotografare estorsioni, minacce e affari illeciti maturati tra la fine del 2021 e i primi mesi del 2023.

Ora la parola passa ai giudici. Ma il messaggio che arriva da Manduria è chiaro: dopo anni di silenzi e di utenze staccate come avvertimento, lo Stato ha rimesso piede in un pezzo di Puglia che il clan considerava cosa propria.