Pedone attento a dove metti i piedi

E armati di pazienza: occhio all’alba e al tramonto, fai attenzione alla fila indiana e ad altre regole da manicomio se non vuoi incorrere in multe salate.

A volte il legislatore sembra avere una mentalità perversa e sadica. Sono queste le sensazioni che sono scaturite dando un’occhiata alla bozza della riforma del Codice della Strada (CdS). In particolare le norme sulla libertà di movimento, nella fattispecie il comportamento dei pedoni secondo l’articolo 190.

Con tanti problemi che uno ha ora bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi! Il motivo, secondo i solerti luminari del diritto, è dovuto alla disattenzione e alla noncuranza dei pedoni in città che provocano molti incidenti all’anno.

La ratio della legge è la necessità di regole chiare perché l’autodisciplina è insufficiente quando ci si trova nei pressi di incroci urbani senza segnaletica orizzontale. La chiarezza tanto auspicata non pare esserci nel famigerato articolo 190 del CdS che disciplina il comportamento dei pedoni, stabilendo le regole per la circolazione e l’attraversamento della strada al fine di garantire la sicurezza e ridurre al minimo l’intralcio ai veicoli.

In particolare devono camminare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli spazi predisposti per loro. Se questi spazi mancano, sono interrotti o insufficienti, i pedoni possono camminare sulla carreggiata. Se ci si trova in un centro abitato l’incedere deve compiersi sul margine opposto al senso di marcia dei veicoli per causare il minimo intralcio.

Mentre fuori dai centri abitati, in senso opposto al traffico sulle strade a doppio senso, e sul margine destro per le strade a senso unico. Da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima del sorgere del sole i pedoni che circolano sulla carreggiata di strade fuori dai centri abitati non illuminate devono marciare in fila indiana.

Per attraversare la carreggiata i pedoni devono servirsi delle strisce pedonali, dei sottopassaggi o dei sovrappassaggi. Se gli attraversamenti specifici distano meno di 100 metri dal punto in cui si vuole attraversare, il pedone ha l’obbligo di utilizzarli.

Se non ci sono strisce entro 100 metri è consentito attraversare ma bisogna procedere in senso perpendicolare e dare la precedenza ai conducenti. Infine una serie di divieti: è vietato attraversare diagonalmente le intersezioni o passare davanti agli autobus fermi alle fermate.

Così come sostare o indugiare in gruppo sulla carreggiata creando intralcio. Guai a circolare sui marciapiedi con skateboard o monopattini non elettrici quando costituiscono pericolo per gli altri pedoni. In caso di violazioni sono previste multe da 26 a 102 euro, mentre se si attraversa con un dispositivo elettronico tra le mani la sanzione prevista è di 75 euro.

Immediata la replica del Movimento diritti dei pedoni secondo cui i cittadini che attraversano le carreggiate verrebbero trasformati nel “casus belli”, mentre il fenomeno della sicurezza stradale e della viabilità andrebbe affrontato in maniera strutturale.

Nuove regole per i pedoni: ma saranno davvero attuabili?

Il Movimento, sorto nel 2023, è un’associazione di promozione sociale per tutelare e promuovere il diritto a una mobilità urbana sicura, accessibile e dignitosa per chi si muove a piedi. I suoi obiettivi sono la messa in sicurezza degli attraversamenti, limiti di velocità più bassi nei centri abitati e il contrasto alla violenza stradale.

In più il sodalizio promuove marciapiedi liberi da barriere architettoniche e auto in sosta selvaggia, oltre a città progettate per le persone e non solo per i veicoli a motore; priorità istituzionale riservata ad altre forme di trasporto, non solo ai veicoli, in linea con la Costituzione Italiana e la Carta Europea dei Diritti del Pedone.

Fatta salva l’intenzione positiva di una proposta di legge di questo tipo colpiscono, come accade sempre nel Belpaese quando si legifera, gli aspetti bislacchi di alcuni possibili atteggiamenti del pedone. Già si intravedono cittadini muniti di strumenti manuali come la squadra o più sofisticati come la macchina di misure a coordinata per stabilire la perpendicolarità di una strada!

Oppure forniti di nastri tradizionali o telemetro o, ancora, di un’app di misurazione per calcolare la distanza esatta dei 100 metri. In questo caso si rischia la beffa finale: la multa per uso del cellulare. Il non plus ultra è il calcolo della mezz’ora prima dell’alba o dopo il tramonto e comporre la fila indiana.