Pap test sbagliati ma il tumore c’era, 300mila euro di risarcimento

Tre referti errati tra il 2016 e il 2019 hanno impedito una diagnosi precoce di carcinoma a una donna. Risarcimento record.

Lecce – Un errore diagnostico che ha cambiato per sempre la vita di una donna. Tre pap test risultati negativi tra il 2016 e il 2019 avrebbero dovuto escludere problemi all’utero, ma in realtà i referti erano errati, ritardando per anni la diagnosi di un carcinoma squamocellulare. La famiglia della donna, 47 anni, di origine albanese ma residente nel Salento, ha ottenuto un risarcimento di 300mila euro da un laboratorio privato.

Tutto ha avuto inizio nel novembre 2016, quando la donna si è sottoposta a un’ecografia addominale per abbondanti perdite di sangue. Il referto consigliava un controllo ginecologico e un primo pap test, eseguito nello stesso laboratorio, risultò negativo, indicando solo una fibromatosi uterina non sintomatica con follow-up a dodici mesi. Nonostante ciò, le perdite continuavano e nel maggio 2017 una nuova ecografia non rilevava anomalie sospette. Lo stesso anno è stato eseguito un secondo pap test, ancora negativo. Nel 2018 la paziente è stata ricoverata in day hospital, ma senza ulteriori approfondimenti diagnostici. Nel febbraio 2019 è stato eseguito un terzo pap test, sempre con esito negativo.

La svolta è arrivata poco dopo, quando le è stato comunicato telefonicamente che era necessario un intervento per asportare l’utero. Cercando un secondo parere, la donna si è sottoposta a isteroscopia, che ha evidenziato polipi sospetti. La biopsia di aprile 2019 ha confermato la diagnosi: carcinoma squamocellulare scarsamente differenziato. La paziente ha quindi affrontato cicli di chemioterapia tradizionale e sperimentale al Policlinico Gemelli di Roma, ma la malattia era ormai in fase avanzata e la donna è deceduta nel novembre 2023.

Solo successivamente i familiari hanno fatto analizzare nuovamente i tre pap test da un altro laboratorio, scoprendo che i referti iniziali erano errati. La ginecologa che aveva seguito il caso aveva applicato il protocollo vigente all’epoca, che prevedeva controlli aggiuntivi solo se i pap test erano positivi. Dopo questo caso e altri simili, le Asl pugliesi hanno aggiornato le procedure, introducendo accertamenti anche in presenza di sintomi sospetti. Il laboratorio coinvolto ha scelto di chiudere la vicenda con un risarcimento economico di 300mila euro agli eredi.