Lanciano lancia l’ultimo avvertimento: senza radici, senza memoria e senza ritorno alle origini, il declino sarà irreversibile.
Calabria – Domenico Lanciano è il giornalista che quasi 40 anni fa, il 7 ottobre 1986, lanciò la clamorosa vicenda internazionale di “Badolato paese in vendita in Calabria” per salvare dal più completo abbandono i territori rurali calabresi, italiani ed euro-mediterranei. Tale generalizzato spopolamento, alla prova dei fatti, è ormai così fuori controllo che buona parte dell’Italia e dell’Europa rischia una totale desertificazione con le drammatiche e ovvie conseguenze per tutto l’intero ecosistema sociale.
Purtroppo tale disgregazione interessa quasi tutto il mondo, specialmente là dove la globalizzazione mercantile colpisce ancora più duro. In particolare, in Italia stiamo già assistendo persino all’eutanasia istituzionalizzata dei quasi cinquemila piccoli Comuni su ottomila circa.
E così, mentre i paesi muoiono, le città e le metropoli scoppiano. Urge un riequilibrio per evitare una vera e propria catastrofe demografica, socioeconomica, culturale, valoriale, ecologica e democratica quale si sta profilando velocemente. Già se ne vedono le prime importanti crepe, anticipatrici del crollo di una civiltà che, bene o male, ha retto per millenni.

Contro questa civiltà è in corso un massiccio attacco ibrido multipolare che bisogna ostacolare il più possibile attraverso un patto e una staffetta generazionale. La Calabria deve assolutamente ritornare alle sue epiche epopee scavando nei suoi ricchissimi giacimenti culturali, esorta Domenico Lanciano, fondatore nel 1982 e animatore dell’associazione culturale “Calabria Prima Italia”.
Inoltre, secondo Lanciano, urge assolutamente un saldo patto ed una forte staffetta generazionale per difendere non soltanto i territori ma la propria più vera identità, la sola che può dare una qualche serenità e rilevanza alle comunità e agli individui, che altrimenti vivrebbero alienati persino da sé stessi.

L’appello è, quindi, rivolto a tutti (specialmente ai calabresi che vivono dentro e fuori i confini regionali) affinché ci sia una mobilitazione di contro-esodo e di ritorno (il più possibile) alle radici identitarie per ridare alla Calabria il ruolo che le compete nel contesto globale, come è stato dimostrato dalla Storia nel corso dei millenni.
Non soltanto il nome la Calabria ha dato all’Italia, ma un insieme di valori etici ed operativi che hanno emancipato i popoli. Tale missione ritorna, deve ritornare, poiché questo è il ruolo e la natura di ogni calabrese. Per realizzare questa “rivoluzione socio-culturale” bisogna per prima cosa riappropriarsi della propria Storia, cosa che sarà ribadita a Tiriolo (CZ) sabato 20 e domenica 21 giugno 2026 nel corso della quarta edizione della “Festa del Nome Italia” organizzata dalla Pro Loco, con il concorso di enti pubblici ed altre associazioni, su proposta di “Calabria Prima Italia 1982”.