Operaio morto a Caivano: arrestato il datore di lavoro

Salvatore Calignano, 61 anni, è precipitato dal tetto. Il titolare avrebbe retrodatato l’assunzione per simulare un rapporto regolare.

Napoli – C’è una morte che pesa come un macigno sulla coscienza di chi avrebbe dovuto garantire sicurezza e dignità, e invece non ha garantito nulla. Salvatore Calignano, 61 anni, è precipitato dal tetto di un capannone a Caivano, nel Napoletano, mentre lavorava senza contratto e senza una sola protezione. Era il 2 ottobre: soccorso e trasportato all’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania, l’operaio è morto il giorno successivo. Oggi, per quella fine assurda, il suo datore di lavoro è finito agli arresti domiciliari.

La misura è stata disposta dal gip del Tribunale di Napoli Nord, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura ed eseguita dai Carabinieri della stazione e della compagnia di Caivano. Per l’uomo, 36 anni e residente proprio a Caivano, è scattato anche il braccialetto elettronico. Le accuse sono pesantissime: omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

C’è un particolare che gela il sangue. Secondo gli inquirenti, il titolare avrebbe formalizzato l’assunzione di Calignano soltanto dopo la caduta, indicando come inizio del rapporto il giorno precedente. Una registrazione tardiva che, nelle ipotesi degli investigatori, serviva a simulare un contratto regolare mai esistito davvero.

La ricostruzione è impietosa. Calignano stava eseguendo lavori di coibentazione sul tetto insieme ad altri due operai irregolari, quando è volato giù nel vuoto. A inchiodare tutti sono state le immagini della videosorveglianza della zona, che hanno mostrato con chiarezza l’assenza totale di presidi e cautele per chi lavorava in quota.

Le stesse telecamere, insieme alle registrazioni delle chiamate al 118 e ai dati Gps dell’ambulanza, hanno smontato le ipotesi iniziali di uno spostamento del ferito e di una mancata assistenza: il punto in cui l’operaio è stato soccorso coincide con quello della caduta. A dare l’allarme e ad attendere i soccorsi sono state persone estranee ai fatti, presenti per caso sul posto.

L’inchiesta non si ferma al titolare. Per omicidio colposo aggravato, in cooperazione colposa, risultano indagati anche il committente dei lavori e il proprietario del capannone. Resta, sullo sfondo, il grido della vedova, che a chi l’ha ascoltata ha ripetuto una sola parola: giustizia. L’ennesima, per l’ennesima vita spezzata su un tetto, in nero.