Omicidio Genovini, due donne in carcere per un piano spietato

Accuse pesanti per il delitto dell’anziana: telecamere, cellulari e perizie hanno svelato un disegno premeditato.

Siena – Sono finite in carcere con l’accusa di omicidio in concorso Erica Cuscela, 25 anni, originaria di Taranto, e Denise Duranti, 37 anni, nipote acquisita di Franca Genovini, l’anziana di 85 anni trovata morta nella sua abitazione di Castellina in Chianti il 7 agosto 2024. L’arresto è scattato all’alba, al termine di una lunga e articolata indagine condotta dai carabinieri del reparto operativo di Siena e coordinata dalla Procura.

Secondo gli inquirenti, le due donne avrebbero messo in atto un piano lucido e premeditato, studiato nei dettagli per uccidere l’anziana, impossessarsi di denaro e gioielli e risolvere gravi difficoltà economiche. Un progetto che, stando all’accusa, sarebbe nato dal legame familiare di una delle due indagate con la vittima e dal rapporto instaurato con la complice, conosciuta online.

Il corpo di Franca Genovini fu trovato nel suo appartamento al piano terra, in viale IV Novembre. In un primo momento si pensò a una morte naturale, ma fin da subito alcuni elementi destarono sospetti: segni sul volto e su una mano, oltre a un foro compatibile con un ago sul braccio. Da lì la Procura aprì un fascicolo per omicidio, dando il via a un’indagine che si sarebbe rivelata complessa e lunga.

La svolta arrivò grazie all’analisi delle telecamere di videosorveglianza. Il giorno stesso del decesso, una delle due donne fu ripresa mentre si recava in un compro oro di Poggibonsi, dove sarebbero stati venduti alcuni gioielli appartenenti alla vittima. Agli atti risulta anche la richiesta, rivolta al commerciante, di dividere il pagamento in due bonifici distinti, uno per ciascuna delle presunte responsabili.

Da quel momento gli investigatori hanno incrociato una serie di riscontri: tabulati telefonici che collocano entrambe nell’abitazione dell’anziana nelle ore cruciali della mattina del 7 agosto, seppur non contemporaneamente; spostamenti sospetti, come il viaggio all’alba della 25enne dal Veneto alla Toscana, giustificato al convivente con la falsa scusa di un colloquio di lavoro.

Decisivo anche il contenuto dei telefoni cellulari. I tecnici informatici sarebbero riusciti a recuperare chat, ricerche online e navigazioni cancellate, dalle quali emergerebbe la paura di essere scoperte dopo la decisione di sottoporre il corpo della vittima ad autopsia. Tra i contenuti analizzati figurerebbero ricerche su diversi metodi per uccidere una persona: dall’uso di veleni alle iniezioni d’aria, fino al soffocamento con un cuscino e alla somministrazione di benzodiazepine.

Nel tentativo di depistare le indagini, una delle due donne avrebbe inoltre cercato di far ricadere la colpa su terzi. Sarebbe stata fatta ritrovare una lettera anonima con minacce di morte, attribuite a due ex inquilini macedoni della Genovini. Un’ipotesi crollata rapidamente: i due uomini risultavano all’estero il giorno dell’omicidio e del tutto estranei ai fatti. Da qui le ulteriori accuse di calunnia e simulazione di reato contestate alla nipote acquisita.

Il quadro accusatorio si è consolidato nel tempo anche grazie alla perizia disposta dal Gip e affidata a un collegio di esperti composto da un medico legale, un tossicologo e un biologo. Secondo i periti del giudice, Franca Genovini non è morta per cause naturali: avrebbe assunto, o le sarebbero state somministrate, benzodiazepine per stordirla e, in un contesto definito complesso, sarebbe stata probabilmente soffocata. Una ricostruzione che, pur contestata dalla difesa e ancora oggetto di ulteriori accertamenti, ha convinto il giudice a disporre la custodia cautelare in carcere.

A pesare sulla decisione del Gip anche il rischio di reiterazione del reato e, per una delle due indagate, quello di inquinamento delle prove. Un epilogo arrivato dopo oltre un anno e mezzo di indagini: dal delitto dell’agosto 2024, all’iscrizione nel registro degli indagati nell’estate successiva, fino agli arresti eseguiti solo nel febbraio 2026.

Un’inchiesta che ha finalmente portato a una svolta decisiva, facendo luce su una vicenda rimasta a lungo avvolta nel silenzio e nei dubbi, e che ora apre la strada alla fase processuale.