“O accetti o ti faccio licenziare”: barista violentata dal marito della titolare

L’uomo avrebbe abusato della giovane, che era stata assunta da pochi mesi. Chiuse le indagini, ora rischia il processo.

Torre Pellice (Torino) – Doveva essere una banale commissione di lavoro, il tempo di scendere a prendere qualche bottiglia di vino. Invece, tra gli scaffali di una cantina, si sarebbe consumato un incubo. Un cameriere di 33 anni, marito della titolare del locale, avrebbe violentato la barista appena ventenne assunta da pochi mesi, dopo averla attirata nel sottoscala con una scusa. E quando la ragazza ha provato a divincolarsi, lui l’avrebbe piegata con la più infame delle minacce: “O accetti o ti faccio licenziare, dico a mia moglie che non sai fare nulla”.

La scena, secondo la ricostruzione della procura di Torino, si sarebbe consumata nel maggio scorso. L’uomo, dipendente del locale di origine romena, avrebbe convinto la collega a seguirlo in cantina con il pretesto di una questione legata al bar. Una volta soli, lontano da occhi e orecchie, avrebbe iniziato a toccarla su più parti del corpo, tentando ripetutamente di baciarla. Ai primi rifiuti i gesti si sarebbero fatti più espliciti: le avrebbe afferrato con forza la mano, costringendola a un contatto che la giovane non voleva. E davanti alla sua resistenza sarebbe arrivato il ricatto: avrebbe riferito alla moglie, la titolare, che era una “nullafacente“, facendola cacciare.

Minuti da incubo che la ragazza ha però trovato il coraggio di raccontare. Si è presentata dai carabinieri e ha denunciato tutto. Nell’avviso di conclusione delle indagini, il Pubblico ministero Davide Lucignani contesta al cameriere di essere riuscito a costringere la ventennea subire e a compiere atti sessuali. Ora l’indagato, difeso dall’avvocato Carlo Alberto La Neve, ha tre settimane per presentare la propria difesa, chiedere nuovi accertamenti o farsi interrogare. Poi il magistrato deciderà se chiedere il rinvio a giudizio. La moglie dell’uomo, titolare del bar, resta del tutto estranea alla vicenda.

Non è la prima volta che il Pinerolese fa i conti con una storia simile. In un altro locale della zona un’altra barista ventenne aveva accusato il gestore di averla costretta più volte a subire atti sessuali. Dopo aver confidato tutto alla titolare, la giovane era stata licenziata: il padre e il fidanzato si erano allora precipitati nel bar rischiando di scatenare il finimondo, evitato solo dall’arrivo dei carabinieri. Quel gestore, 54 anni, era stato condannato a un anno e cinque mesi e si era tolto la vita mentre il procedimento era davanti alla Corte di Cassazione.