La 22enne di Traversetolo ha reso dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d’assise di Parma, respingendo l’accusa di omicidio premeditato dei due figli neonati.
Parma – Per circa sette minuti, leggendo un foglio preparato in anticipo con voce quasi piatta, Chiara Petrolini ha scelto di raccontare la sua versione dei fatti davanti ai giudici chiamati a decidere del suo destino. La giovane è imputata per l’omicidio premeditato e la soppressione dei cadaveri dei due figli neonati, partoriti tra il maggio 2023 e l’agosto 2024 e successivamente sepolti nel giardino di casa a Traversetolo, in provincia di Parma.
“Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male“, ha dichiarato l’imputata, respingendo quella che ha definito un’immagine distorta costruita attorno a lei durante le indagini e nel dibattito pubblico. Ha descritto un disagio interiore profondo e persistente, nascosto dietro una facciata di normalità: una ragazza con famiglia, amici, un fidanzato, impegnata tra studio e lavoro. “Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero”, ha detto.
Sul fronte delle gravidanze, Petrolini ha sostenuto di non aver mai avuto la certezza di essere incinta, nonostante in precedenza avesse dichiarato il contrario. Ha spiegato questo apparente cambiamento affermando che quella precedente confessione le sembrava “l’unica spiegazione possibile”, ma che in realtà non aveva mai eseguito un test né consultato un medico. Ha descritto i parti come eventi improvvisi e traumatici, dei quali conserverebbe ricordi frammentari e ha spiegato la scelta di seppellire i neonati come un gesto istintivo per “tenerli vicino a sé”.
La pubblica accusa ha replicato con tono netto. La Pm Francesca Arienti ha aperto la requisitoria proiettando la fotografia di uno dei due bambini, chiamandoli entrambi per nome, Angelo Federico e Domenico Matteo, nomi che la stessa Petrolini non aveva mai pronunciato nel corso del suo intervento. Secondo l’accusa, dalle indagini emerge una scelta deliberata di occultare le gravidanze, mantenendo comportamenti consapevolmente incompatibili con la gestazione e una “tendenza sistematica e pervasiva a mentire”.