Bruno Savoia, ricoverato in rianimazione dopo l’esplosione di un petardo artigianale, è morto dopo oltre due settimane di cure intensive.
Vercelli – La speranza è rimasta accesa per oltre due settimane, ma si è spenta all’alba di ieri nel reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Andrea. Bruno Savoia, 43 anni, non ce l’ha fatta dopo le gravissime ferite riportate nella notte di Capodanno, quando lo scoppio di un petardo artigianale gli aveva causato l’amputazione della mano sinistra e danni estesi a tutto il corpo.
L’uomo viveva con la compagna in un appartamento di via Giacomo Leopardi, a Vercelli. La sera di San Silvestro, durante i festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno, era sceso nel cortile condominiale insieme ad alcuni amici. In quel contesto sarebbe stato acceso un ordigno pirotecnico realizzato artigianalmente che, pochi istanti dopo, è esploso con una violenza devastante, ferendo gravemente Savoia e seminando il panico tra i residenti richiamati dal boato.
Subito dopo l’esplosione, il 43enne è stato soccorso dalle persone presenti e accompagnato in auto al pronto soccorso. La compagna ha successivamente riferito di aver tentato più volte di contattare i mezzi di emergenza, senza riuscire a ottenere un intervento tempestivo, raccontando di aver chiamato l’ambulanza per 18 volte senza ricevere risposta.
All’arrivo in ospedale il quadro clinico era apparso immediatamente gravissimo. I medici hanno eseguito un intervento chirurgico complesso, ma la mano distrutta dall’esplosione non è stata recuperabile. Oltre all’amputazione, Savoia presentava traumi interni e ustioni estese, lesioni che, nonostante le cure intensive, si sono rivelate fatali dopo 18 giorni di ricovero.
Ora la Procura di Vercelli valuta la possibilità di disporre l’autopsia per chiarire con precisione le cause del decesso. Proseguono intanto le indagini dei carabinieri, chiamati a ricostruire l’accaduto e ad accertare eventuali responsabilità legate all’esplosione dell’ordigno che ha trasformato una notte di festa in una tragedia.