Niscemi, recuperata la croce tra le macerie della frana

Recuperati anche gli effetti personali dalle case evacuate. Proseguono gli sgomberi. In azione vigili del fuoco e polizia.

Caltanissetta – Tra le macerie e il fango della devastante frana che ha colpito Niscemi il 25 gennaio scorso, è riemerso un simbolo che la comunità non voleva perdere: la croce che rappresenta l’identità e la fede del territorio. Domenica pomeriggio, 15 febbraio, un team specializzato composto da vigili del fuoco e forze dell’ordine ha portato a termine una missione delicata e carica di significato.

L’area del disastro è talmente pericolosa che nessun operatore ha potuto avventurarsi a piedi. La soluzione è arrivata dalla tecnologia: un robot telecomandato della polizia si è fatto strada tra i detriti, ha raggiunto la croce e l’ha messa in sicurezza. Un’operazione chirurgica che ha evitato di mettere a rischio vite umane in un contesto già drammaticamente compromesso. Una volta estratta dalla zona franata, la croce è stata portata al sicuro e consegnata nelle mani del primo cittadino, restituendo almeno un frammento di normalità a una popolazione provata.

Ma la tecnologia non si è fermata alla croce. Gli specialisti del Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza hanno fatto volare un drone sopra le abitazioni evacuate, recuperando ricordi insostituibili: fotografie di famiglia, libri, oggetti personali che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre. Il proprietario di una delle case danneggiate ha guidato a distanza l’operazione, indicando cosa salvare in quella che un tempo era la sua abitazione. Un momento di commozione in mezzo alla tragedia.

La realtà sul terreno, però, continua a essere durissima. Sabato 14 febbraio, appena ventiquattro ore prima del recupero della croce, nuove ordinanze di sgombero hanno costretto altre tre famiglie ad abbandonare le proprie case nella zona a valle della provinciale 11, l’unica arteria ancora transitabile dopo che le strade 10 e 12 sono state cancellate dal movimento franoso.

La decisione è arrivata dopo che magistrati e tecnici della Procura di Gela hanno ispezionato l’area, confermando che il rischio di ulteriori crolli è troppo alto. Insieme alle abitazioni, hanno chiuso i battenti anche attività economiche: un negozio di marmi e un’azienda agricola. Persino un vecchio deposito dismesso è stato blindato con un divieto di accesso assoluto.