Nessuna fatalità nelle morti sul lavoro

L’Ugl denuncia: ogni incidente sul lavoro è frutto di gravi negligenze, non può essere considerato una fatalità casuale.

Potenza – “Siamo di fronte all’ennesima morte annunciata. Non una fatalità, ma il prodotto di un sistema che continua a tollerare negligenze, vuoti di controllo e una gestione della sicurezza affidata troppo spesso al caso. Ogni morte sul lavoro è una responsabilità precisa che deve avere nomi e cognomi”.

Lo dichiara con parole durissime il Segretario Provinciale dell’Ugl Potenza, Giuseppe Palumbo, commentando la morte dell’operaio Diego Paniccia, 58 anni, avvenuta all’interno dello stabilimento Buzzi Unicem di Guidonia Montecelio, alle porte di Roma.

Paniccia stava effettuando interventi di manutenzione e pulizia dei silos quando è stato travolto da materiale grezzo, tra cui cemento. I soccorsi sono risultati inutili: l’operaio è deceduto.

“Da anni assistiamo alle stesse dichiarazioni, agli stessi rituali di cordoglio e alle stesse promesse che non cambiano nulla – incalza Palumbo –. La prevenzione resta debole, i controlli insufficienti e la sicurezza continua a essere trattata come un tema secondario”.

Secondo l’Ugl, la sicurezza sul lavoro viene ancora considerata un adempimento formale e non un diritto fondamentale.

“Si continua a morire – prosegue Palumbo – perché la tutela della vita viene sacrificata sull’altare della produttività. Formazione carente, procedure aggirate e pressioni sui tempi di lavoro sono elementi ricorrenti che non possono più essere ignorati”.

Diego Paniccia, originario di Lagonegro e residente a Lauria, in provincia di Potenza, lascia due figli. Con questa tragedia salgono a tre le vittime sul lavoro dall’inizio dell’anno, un dato che conferma come non si tratti di episodi isolati ma di una vera emergenza.

“Pretendiamo accertamenti rapidi, rigorosi e senza sconti – conclude Palumbo –. Chi ha sbagliato deve pagare. Non servono tavoli inconcludenti o slogan di circostanza: servono controlli costanti, sanzioni immediate e la sospensione delle attività dove la sicurezza non è garantita. Nel 2026 morire di lavoro è una vergogna inaccettabile”.

L’Ugl continuerà a denunciare senza compromessi ogni violazione e a battersi affinché la sicurezza sul lavoro diventi una priorità concreta e non solo un principio scritto, esprimendo piena e sincera vicinanza alla famiglia della vittima.