Un’ora di libertà, poi l’uomo arrestato per la morte di Imprezzabile torna in cella

A Genti Berisha, il 26enne albanese in fuga a 180 all’ora la notte in cui è morto l’agente, erano stati concessi i domiciliari.

Milano – Il destino, a volte, ha il gusto amaro della beffa. Ci ha messo appena sessanta minuti a rimettere le cose al loro posto. Il tempo di varcare la soglia di casa, di illudersi di aver riassaporato la libertà, e per Genti Berisha, il 26enne albanese accusato di aver provocato la morte del vigile Francesco Imprezzabile, si sono di nuovo richiuse le porte del carcere. È accaduto giovedì 2 luglio, nelle stesse ore in cui Milano, con la voce rotta e migliaia di lacrime, dava l’ultimo straziante saluto al suo agente.

La mattinata era iniziata con quella che sembrava una boccata d’aria per il giovane. Rinchiuso nel carcere di San Vittore, Berisha era finalmente riuscito a ottenere l’applicazione del braccialetto elettronico, il dispositivo che gli avrebbe consentito di lasciare la cella per gli arresti domiciliari, come disposto dalla gip di Milano Giulia Masci. Una volta agganciato lo strumento di controllo, il ragazzo è uscito dalla struttura per raggiungere l’appartamento indicato per la detenzione.

Ma ad attenderlo, sull’uscio di casa, non c’era la libertà. C’erano gli investigatori della polizia locale e i poliziotti della Squadra Mobile monzese. Un nuovo, implacabile provvedimento gli è stato notificato pochi istanti dopo il suo arrivo: un ordine di custodia cautelare firmato dal gip di Brescia, dove il 26enne è a processo in una pesante inchiesta per traffico di droga, la maxi-operazione antimafia battezzata “Icaro“. Per lui, di nuovo le manette. E di nuovo la cella.

A far scattare l’aggravamento della misura è stata proprio la sua folle corsa. Perché è quella notte del 22 giugno che ha cambiato tutto. Berisha era al volante di un potente Suv Audi Q8 e-tron quando, in zona Ponte Lambro a Milano, ha ignorato l’alt di un posto di blocco. Aveva della droga con sé, ha poi confessato, e per questo ha deciso di non fermarsi, dando il via a un inseguimento da incubo. Una fuga sfrenata a oltre 180 chilometri orari, terminata nel sangue a Peschiera Borromeo, alle porte di Milano.

Proprio lì, mentre lo tallonava con la sua moto di servizio, l’agente Francesco Imprezzabile, 39 anni, è caduto rovinosamente sull’asfalto, riportando ferite che non gli hanno lasciato scampo. Un uomo descritto da tutti come un servitore dello Stato esemplare, uno che del suo lavoro parlava come di una “vocazione“. Un sogno coltivato per anni, spezzato in una manciata di secondi.

E mentre Berisha faceva il suo breve, effimero rientro tra le mura di casa, la città si stringeva attorno alla famiglia dell’agente. Nella chiesa della Madonna della Medaglia Miracolosa, al Corvetto, tra un lungo applauso e le sirene delle volanti, Milano ha proclamato il lutto cittadino per il suo ghisa. “Ha fatto un gesto da eroe”, ha detto il parroco durante l’omelia. Un eroe caduto per inseguire il senso del dovere, mentre il responsabile della sua morte tornava dietro le sbarre da cui non sarebbe mai dovuto uscire.