Metal detector mobili nelle scuole: la proposta di Valditara

Controlli a campione d’intesa con i prefetti. L’obiettivo è duplice: proteggere la comunità scolastica e non stigmatizzare gli studenti fragili.

Il Ministro dell’Istruzione ha presentato una misura destinata a far discutere: l’introduzione di metal detector mobili negli istituti scolastici per impedire l’ingresso di coltelli e armi da taglio. La proposta nasce dall’esigenza di bilanciare due necessità apparentemente contrastanti: garantire la sicurezza all’interno degli edifici scolastici e allo stesso tempo favorire l’integrazione degli studenti più vulnerabili.

Il sistema immaginato dal Ministro non prevede varchi fissi all’ingresso come negli aeroporti. “Certamente i metal detector sarebbero mobili”, ha spiegato, “non si tratta di pensare a postazioni fisse”. L’idea è quella di effettuare verifiche a sorpresa, non quotidiane, che secondo il responsabile del dicastero avrebbero comunque un forte effetto deterrente. L’attivazione dei controlli non sarebbe automatica ma demandata alla valutazione della singola comunità scolastica attraverso il dirigente, che dovrebbe decidere se e quando ricorrere a questa misura d’intesa con il prefetto.

Nella visione ministeriale, l’intervento risponde a due esigenze complementari. Da un lato proteggere l’intera popolazione scolastica – studenti, docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario – dal rischio di aggressioni con armi da taglio, fenomeno purtroppo emerso in diverse cronache recenti. Dall’altro evitare che misure di sicurezza troppo invasive finiscano per emarginare ulteriormente gli studenti già in difficoltà, creando un clima di sospetto generalizzato.

La proposta arriva in un momento in cui il dibattito sulla sicurezza scolastica si è intensificato dopo diversi episodi violenti che hanno coinvolto minori armati all’interno degli istituti. L’utilizzo di dispositivi di rilevamento mobile rappresenterebbe una via di mezzo tra l’assenza totale di controlli e l’installazione di sistemi permanenti che trasformerebbero le scuole in fortezze sorvegliate.

Resta da vedere come la comunità scolastica, le famiglie e gli stessi studenti accoglieranno questa iniziativa, che dovrà comunque passare attraverso un confronto con le prefetture e probabilmente richiedere un quadro normativo chiaro per la sua implementazione.