Emersi redditi non dichiarati, IVA evasa per 150 milioni e sanzioni per oltre 1,3 milioni. Quattro direttrici operative per arginare infiltrazioni criminali.
Brescia – Un presidio costante e capillare sul territorio per arginare i tentativi di infiltrazione della criminalità economico- finanziaria nell’economia legale. È questo il risultato dell’intensa attività che i militari della Guardia di Finanza della provincia di Brescia hanno condotto nel corso dell’anno appena concluso, rafforzando le azioni di prevenzione e contrasto al riciclaggio attraverso un’azione coordinata e strategica su quattro direttrici fondamentali.
La prima linea di intervento ha riguardato l’attività di controllo e analisi delle operazioni finanziarie sospette, provenienti dagli intermediari finanziari, dai professionisti e dagli altri operatori economici ed istituzionali della collaborazione attiva antiriciclaggio. Tali approfondimenti, attraverso l’individuazione di anomalie e incongruenze, hanno portato alla scoperta di articolati meccanismi di evasione fiscale, con particolare riferimento ai settori del commercio all’ingrosso e dei lavori di meccanica generale.
L’analisi delle segnalazioni di operazioni sospette, sul piano amministrativo, ha inoltre contribuito a sviluppare approfondimenti fiscali nei confronti di 25 soggetti economici e di individuare una base imponibile sottratta a tassazione superiore a 150 milioni di euro e di un’IVA dovuta di circa 16,5 milioni di euro.
Il secondo filone operativo è costituito da attività di polizia economico-finanziaria a fini antiriciclaggio condotte presso gli operatori economici e finanziari del territorio, un’attività essenziale per verificare il corretto adempimento degli obblighi normativi e per sensibilizzare gli stessi sull’importanza della collaborazione attiva in punto di prevenzione.
Le Fiamme Gialle, valorizzando gli elementi informativi acquisiti trasversalmente nei diversi comparti della propria missione istituzionale, hanno ispezionato operatori non finanziari, professionisti,
agenzie di recupero crediti, agenzie di money transfer, compro oro ed esercenti e distributori dei servizi di gioco, nonché Punti Vendita Ricariche di gioco (PVR), concludendo complessivamente oltre 20 operazioni.
Dei contesti approfonditi, in soli 4 controlli effettuati nei confronti di altrettante agenzie di money transfer, sono
emersi rilievi relativi alla gestione degli adempimenti antiriciclaggio, con particolare riferimento a circa 1.000
mancate o inadeguate verifiche dell’identità dei clienti.
Con riferimento ad un compro oro, per circa 1.800 operazioni effettuate nel corso di 18 mesi, è stata riscontrata l’assenza delle informazioni relative alla destinazione dei preziosi usati e dei dati anagrafici dei soggetti a cui sono stati rivenduti.
Inoltre, in un punto vendita ricariche di gioco, sono state riscontrate più ricariche eseguite in contanti per importi superiori alla soglie temporali e di valore previste. In proposito è stata anche riscontrata la mancata adozione sul sistema informatico utilizzato dall’esercente di misure idonee a garantire il rispetto dei citati limiti.
Da ultimo, con riferimento ad un professionista, è stata accertata l’inosservanza degli obblighi di adeguata
verifica della clientela e del titolare effettivo. Il professionista era depositario delle scritture contabili di circa 10 società riconducibili a soggetti sinici, tra cui alcune connotate da evidenti indici di rischio fiscale.
La terza direttrice operativa ha riguardato i controlli che hanno permesso di intercettare trasferimenti di somme di denaro contante sopra le soglie previste, nonché di individuare modalità sofisticate di occultamento del denaro attraverso l’utilizzo di doppifondi, bagagli modificati e nascondigli improvvisati. L’azione dei finanzieri si è rivelata particolarmente efficace nel contrasto ai fenomeni di esportazione illecita di capitali verso Paesi extra-UE, con particolare riferimento ai flussi diretti verso giurisdizioni caratterizzate da minore trasparenza finanziaria.
Le attività ispettive amministrative in tale comparto, condotte nell’ambito di 9 interventi con la verbalizzazione di circa 60 soggetti, hanno portato all’individuazione di somme oggetto di indebito trasferimento per un valore complessivo superiore ai 110 milioni di euro. In particolare, ricade nel fenomeno dell’underground banking ciò che è emerso in seguito ad un complesso contesto investigativo riconducibile agli sviluppi amministrativi delle informazioni penalmente rilevanti acquisite nell’ambito dell’operazione “Tornado” che ha portato a disvelare due differenti organizzazioni criminali tra loro strettamente connesse, una, di matrice albanese, dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e una, italo-sinica, attiva nel riciclaggio di denaro (frutto del narcotraffico) mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Durante tale attività sono state individuate movimentazioni non tracciate per oltre 109 milioni di euro.
Altro servizio di rilievo è quello derivante dall’operazione “Tuono” che ha consentito, nell’ambito di un’attività investigativa, utile a ricostruire l’organigramma di una organizzazione bresciana di matrice ‘ndranghetista, un flusso finanziario occulto di oltre 100.000 euro in contanti.
In un altro contesto, nell’ambito di un controllo effettuato ad un’agenzia di money transfer, sono stati
verbalizzati 87 clienti che hanno effettuato 132 trasferimenti superiori alla soglia di 1.000 euro, frazionandone artificiosamente gli importi, per un valore complessivo di oltre 175.000 euro. Nei confronti degli stessi si è proceduto all’irrogazione della sanzione prevista da un minimo di 3.000 euro ad un massimo di 50.000 euro, per ciascuna operazione disposta. I trasgressori della violazione accertata possono estinguere le sanzioni mediante il pagamento di importi in misura ridotta per complessivi 792.000 euro. Il concessionario del servizio di trasferimento di denaro, in seguito agli esiti del controllo, ha immediatamente interrotto i rapporti commerciali con l’esercizio.
Per le attività condotte nelle descritte 3 direttrici, sono state elevate sanzioni per un totale di oltre 1.300.000 euro. Parallelamente all’attività di contrasto amministrativo, la Guardia di finanza ha avviato, nel tempo, iniziative di stimolo nel settore (quarta direttrice), sensibilizzando anche la Pubblica Amministrazione, in particolar modo, sotto l’egida del Prefetto di Brescia, nell’ambito dei Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica tenuti in forma itinerante, nonché in uno specifico evento formativo organizzato dalla stessa Prefettura in sinergia con l’Università di Brescia, rivolto a tutti i segretari comunali della provincia.
Sul medesimo solco, anche sulla scorta dei protocolli d’intesa stipulati, tra gli altri, con l’Associazione Comuni Bresciani, la Provincia di Brescia, il Comune di Brescia, l’ATS Brescia e le ASST della provincia, sono state svolte attività formative nei confronti del personale di tali enti, considerando che anche le pubbliche amministrazioni sono chiamate a svolgere un ruolo di presidio antiriciclaggio in ragione delle ingenti risorse economiche che gestiscono.