Le accuse sono di stalking aggravato, diffamazione, lesioni e false dichiarazioni. L’ex ministro della Cultura, la moglie e Gilioli si sono costituiti parte civile.
Roma – Maria Rosaria Boccia andrà a processo. Il giudice per le indagini preliminari di Roma ha accolto la richiesta della Procura e ha disposto il rinvio a giudizio dell’imprenditrice campana con le accuse di stalking aggravato, interferenze illecite nella vita privata, lesioni personali, diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum. Al centro della vicenda giudiziaria c’è la relazione con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, che si è conclusa con uno scandalo mediatico e le dimissioni del titolare del dicastero nell’estate del 2024.
Nel procedimento si sono costituiti parti civili lo stesso Sangiuliano, sua moglie Federica Corsini e l’ex capo di gabinetto del ministero della Cultura Francesco Gilioli. Tutti e tre chiedono di essere risarciti per i danni subiti a causa del comportamento dell’imputata. La decisione del Gup rappresenta un passaggio cruciale della vicenda, che ora entrerà nel vivo con il dibattimento in aula.
Gli avvocati Silverio Sica e Giuseppe Pepe, legali di Sangiuliano e della moglie, hanno commentato con soddisfazione la decisione del giudice. “Ringraziamo la Procura perché si tratta di un’imputazione fortemente innovativa e vede già nella relazione sentimentale l’attività di stalking”, hanno dichiarato. “Sotto questo profilo è un capo di imputazione che riconosce la sottomissione nell’ambito della relazione, e ovviamente il giudice ha disposto il rinvio a giudizio. Un processo che riabilita a nostro giudizio il dottor Sangiuliano”.
L’aspetto innovativo sottolineato dai legali riguarda il fatto che l’accusa di stalking viene contestata anche all’interno della relazione sentimentale stessa, configurando un rapporto caratterizzato da dinamiche di controllo e sottomissione psicologica, e non solo dopo la fine del legame affettivo come avviene più comunemente.
Anche l’ex capo di gabinetto Francesco Gilioli ha deciso di costituirsi parte civile, assistito dall’avvocato Renato Archidiacono. “Gilioli si è costituito parte civile perché giustamente si è sentito diffamato dalle informazioni propalate da Boccia in ordine alla sottoscrizione di un contratto che non è mai stato sottoscritto e alla sparizione del contratto stesso”, ha spiegato il legale. “Vediamo lesa la sua immagine di alto funzionario dello Stato”.
Il riferimento è alla vicenda del presunto incarico di consulente che Boccia avrebbe dovuto ricevere dal ministero, mai formalizzato ma al centro delle polemiche che hanno travolto Sangiuliano e portato alle sue dimissioni. L’influencer aveva diffuso sui social e attraverso i media ricostruzioni che secondo l’accusa sarebbero state false e diffamatorie nei confronti di Gilioli.
Il capo d’imputazione contestato dalla Procura di Roma a Maria Rosaria Boccia comprende diverse fattispecie di reato. Lo stalking aggravato è l’accusa principale e più grave, configurando una condotta persecutoria nei confronti di Sangiuliano caratterizzata da ripetuti atti di controllo, minacce e molestie. L’interferenza illecita nella vita privata riguarda le intrusioni nella sfera personale delle vittime attraverso registrazioni e diffusione non autorizzata di conversazioni private.
Le lesioni personali si riferiscono ai danni psicologici causati alle vittime, mentre la diffamazione riguarda le dichiarazioni pubbliche rilasciate da Boccia che avrebbero leso la reputazione di Sangiuliano, della moglie e di Gilioli. Infine, l’accusa di false dichiarazioni nel curriculum si riferisce a presunte informazioni non veritiere contenute nel profilo professionale dell’imprenditrice.
Ora che il rinvio a giudizio è stato disposto, si attende la fissazione dell’udienza preliminare che darà ufficialmente il via al processo.