Mara Favro, archiviata l’inchiesta per omicidio: è giallo sulla morte

La Gip accoglie la richiesta della Procura nonostante l’opposizione della famiglia. “Troppe zone d’ombra, continueremo a cercare la verità”.

Torino – Il caso di Mara Favro, la donna di 51 anni scoperta senza vita un anno dopo la sparizione nei boschi di Gravere, in Val di Susa, resterà avvolto nel mistero. La giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino, Alessandra Salvadori, ha disposto l’archiviazione dell’indagine per omicidio volontario, accogliendo la richiesta della Procura e respingendo l’opposizione dei parenti, che non hanno mai accettato l’ipotesi del gesto volontario.

Mara Favro, nativa di Susa, sparì tra la notte del 7 e l’8 marzo 2024 dopo aver concluso il servizio nella pizzeria “Don Ciccio” di Chiomonte, dove lavorava da appena otto giorni come cameriera.

Dopo la denuncia presentata dal fratello, la Procura aprì un fascicolo per allontanamento volontario, concentrando l’attenzione sul proprietario del locale, Vincenzo Luca Milione, e sull’ex pizzaiolo Cosimo Esposto, successivamente iscritti nel registro degli indagati per omicidio e occultamento di cadavere.

Milione dichiarò alla trasmissione Chi l’ha visto? che quella sera Mara aveva lasciato il ristorante insieme al pizzaiolo, per poi rientrare in autostop a recuperare le chiavi dimenticate in un cassetto, e proseguire a piedi verso Susa.

Una versione successivamente contraddetta dallo stesso pizzaiolo, che affermò di essere in quel periodo senza patente. Queste discordanze gettarono sospetti sui due uomini, specialmente dopo il ritrovamento del corpo della donna in un burrone nei boschi di Gravere, tra Chiomonte e Susa.

Ombre che tuttavia non si sono trasformate in prove sufficienti “per formulare una ragionevole previsione di condanna nei loro confronti”, come scrivono nella richiesta di archiviazione i Pm Cesare Parodi e Davide Pretti, secondo cui non sarebbero “sussistenti profili di penale responsabilità in capo ad altri soggetti”.

Nelle sette pagine dell’ordinanza di archiviazione, la giudice esamina dettagliatamente testimonianze, analisi degli spostamenti e dei telefoni cellulari, fino all’ultima canzone ascoltata su Spotify: “Tardissimo” di Guè, Mahmood e Marracash, riprodotta alle 7:22 e 10 secondi dell’8 marzo 2024, “56 secondi prima della caduta nel dirupo del corpo e del cellulare” (mai recuperato).

Secondo Salvadori, l’ipotesi dell’omicidio si scontra con “la totale irrazionalità di trasportare un corpo per un lungo tragitto impervio prima di gettarlo in un dirupo, peraltro insieme a un cellulare e quindi fornendo inspiegabilmente un’indicazione utile al suo ritrovamento”. Si aggiunge l’utilizzo “normale” del telefono fino all’ultimo istante e l’assenza di un altro dispositivo che agganci le stesse celle in quegli orari.

La tesi del gesto volontario della 51enne sarebbe avvalorata dalle “sue condizioni mentali, dai problemi finanziari e da alcuni scritti di suo pugno in cui esplicitava chiaramente pensieri di morte”.

E le incongruenze evidenziate dalla famiglia e i dubbi sulle dichiarazioni degli indagati? “Lievi discrasie – conclude la giudice – Mentre la cancellazione dell’ultimo messaggio di Mara può essere ricollegabile a una cessione di stupefacente o un coinvolgimento nell’attività di prostituzione della donna. Tutto ciò ha correttamente indotto a sospettare di loro e a compiere ogni possibile sforzo investigativo ma restano, all’esito delle articolate e complete indagini, meri elementi di sospetto in merito a qualcosa di non perfettamente lecito”.

La giudice ha respinto l’opposizione presentata dai familiari della 51enne, assistiti dall’avvocato Roberto Saraniti, che avevano richiesto ulteriori accertamenti investigativi.

Secondo i parenti, Mara non avrebbe mai compiuto un gesto estremo. Oltre ad avere un figlio – che non avrebbe mai abbandonato – in quel periodo appariva serena.

“A differenza di una sentenza – ha spiegato l’avvocato della famiglia – l’archiviazione non è un provvedimento definitivo. Manterremo alta l’attenzione per cercare nuovi elementi che possano far ripartire le indagini. Mara merita giustizia”.

Dal canto loro, sia Milione che Esposto, che si sono sempre proclamati innocenti, si sono detti attraverso i rispettivi legali, Luca Calabrò e Emma Piccatti, “soddisfatti della decisione del giudice”.