L’uomo nell’era digitale: tra tecnologia e perdita dell’umanità

Secondo Fuchs, la società contemporanea tenta di eliminare i limiti e i difetti umani, ma così rischia di cancellare l’unicità di ciascuno.

Milano – Per il ciclo di incontri “DALLA PARTE DELL’UMANO. Protagonisti delle neuroscienze, della filosofia e della psichiatria”, lunedì 23 febbraio alle 21, al Centro Culturale, il filosofo e psichiatra tedesco Thomas Fuchs guiderà una riflessione sul tema “Un umanesimo dell’incarnazione nell’era digitale”.

Thomas Fuchs sostiene che l’Occidente stia attraversando una profonda crisi di identità. Secondo la sua prospettiva fenomenologica, l’uomo si illude di essere onnipotente grazie alla tecnologia, ma finisce per diventarne dipendente. Così rischia di dimenticare la propria natura più autentica: una natura “incarnata”, fatta di corpo, relazioni vive e contatto con gli altri.

Le utopie politiche, tecnologiche ed ecologiste di oggi, pur molto diverse tra loro, condividono un tratto comune: la tendenza a svalutare ciò che è umano. Convinzioni e idee che sembrano avere un obiettivo dichiarato, ovvero poter eliminare gli errori, i limiti e i difetti attraverso sistemi — tecnologici, economici, sociali — sempre più efficienti per far funzionare meglio la nostra società a partire dalla abolizione delle differenze e del conflitto.

Ma in questo progetto l’essere umano viene visto come una “macchina” vivente imperfetta, sostituibile o da correggere, perfino da superare, pur di “andare avanti”. Le differenze e il conflitto, invece di essere riconosciuti come parte della vita, vengono considerati ostacoli da cancellare.

Molte attività che un tempo appartenevano all’esperienza umana oggi vengono affidate alle tecnologie, ritenute più rapide ed efficaci. Intanto, per il potere, le persone sembrano valere soprattutto come produttori o consumatori. Le guerre stesse, con la loro scia di migliaia di morti, rischiano di essere percepite come eventi inevitabili, danni collaterali normali, che bisogna accettare senza recriminare.

In questo scenario, che fine fa l’unicità dell’essere umano vivente? La domanda emerge con forza nelle scienze, nella medicina, nella psichiatria, nella filosofia e nella letteratura.

Che cosa significa essere umani? Che cosa rende davvero “umano” l’uomo di oggi? E ancora: che cosa permette alla nostra umanità di crescere e fiorire? Che cosa educa a essere pienamente umani? Perché questa visione dovrebbe essere preferibile, non solo sul piano morale, ma anche su quello economico, sociale e civile?

Tutte domande decisive, perché dal modo in cui rispondiamo dipende il tipo di società che stiamo costruendo, e il posto che, in essa, vogliamo riservare all’essere umano.

Thomas Fuchs, filosofo e psichiatra tedesco, è docente nella prestigiosa cattedra Karl Jaspers in Fondamenti filosofici della Psichiatria e Psicoterapia, Università di Heidelberg. Presidente della Società tedesca di Antropologia fenomenologica, Psichiatria e Psicoterapia.

Il ciclo di incontri continua

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