Litiga con l’amico, va al ristorante a prendere un coltello e torna per ucciderlo

Marco Manducci, 34 anni, è stato colpito con almeno otto fendenti a Monza. Fermato un 38enne di origine ecuadoriana.

Monza – Una lite tra amici, l’uscita per procurarsi un’arma e il ritorno per colpire senza pietà. È finita così, in una pozza di sangue davanti a un caseggiato popolare di via Pisacane, la vita di Marco Manducci, 34 anni, ucciso a coltellate nella serata di lunedì 26 ottobre. Per l’omicidio i carabinieri hanno fermato un 38enne di origine ecuadoriana, senza fissa dimora e con precedenti, che da qualche giorno sarebbe stato ospite proprio della vittima.

Tutto è cominciato tra le mura dell’appartamento al civico 4, dove i due, che si conoscevano da tempo, hanno iniziato a discutere. Un acceso diverbio che si è presto spostato sul pianerottolo, tra urla che hanno messo in allarme l’intero palazzo. Ed è qui che la vicenda prende una piega agghiacciante: secondo la ricostruzione degli investigatori, il 38enne si sarebbe allontanato per procurarsi un coltello in un vicino ristorante. Poi è tornato indietro e si è scagliato contro il 34enne, colpendolo con almeno otto fendenti.

L’allarme è scattato intorno alle 20. Quando i militari sono arrivati, hanno trovato Marco a terra, privo di sensi e con profonde ferite da taglio. Il presunto aggressore era ancora lì, a pochi passi, in evidente stato di alterazione psicofisica e con lievi ferite alle mani e a una gamba. Gli uomini del 118 hanno tentato di rianimarlo sul posto prima della corsa in codice rosso all’ospedale San Gerardo, dove il 34enne è morto poco dopo l’arrivo. Il coltello è stato ritrovato nascosto in una siepe non lontano dal palazzo e posto sotto sequestro.

Marco, residente in città, era noto alle forze dell’ordine, sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e spesso ospite del dormitorio Spazio 37. Una vita difficile, segnata da droga e alcol, che il padre Giuliano racconta a Il Giorno con la voce spezzata: “Terribile, mio figlio Marco faceva i suoi casini, la droga lo aveva rovinato, ma non meritava di finire così”. Non lo vedeva da quasi un mese. A lui hanno riferito un dettaglio che ancora non si spiega: l’amico, dopo l’aggressione, gridava aiuto con tanta foga che all’inizio nessuno aveva pensato fosse stato lui a colpire.

Nelle prime ore di martedì 27 ottobre il 38enne è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto e portato nel carcere di Monza. Il Pm di turno ha disposto l’autopsia, mentre gli investigatori lavorano per chiarire il movente di una furia che non ha lasciato scampo.