L’inganno, la paura, la morte: la storia di Gloria Rosboch

Dalla truffa sentimentale al delitto premeditato: la vicenda che ha inghiottito la vita di un’insegnante solitaria e ingenua.

Torino – È il primo pomeriggio del 13 gennaio 2016. Gloria Rosboch, 49 anni, insegnante di francese alle scuole medie di Castellamonte, saluta la madre dicendole che deve tornare a scuola per una riunione. Esce, chiude la porta dietro di sé e scompare. Il suo corpo viene ritrovato un mese dopo, il 19 febbraio, in fondo a una cisterna dentro una discarica tra i boschi di Rivara, a soli quattordici chilometri da casa.

Gloria è una donna che vive ai margini del mondo sociale. Divide la casa con i genitori anziani, ex operai Olivetti, in un piccolo centro del Canavese nel Torinese. Non ha mai avuto un compagno, frequenta poche persone, non partecipa alla vita del paese, a parte la Messa del sabato. Le sue giornate seguono un ritmo preciso e invariabile: le mattine in aula, i pomeriggi tra compiti da correggere e faccende domestiche. Ama i gatti, segue la Juventus, non chiede molto alla vita. È proprio questa semplicità, questa mancanza di anticorpi emotivi verso il mondo esterno, a renderla vulnerabile a ciò che sta per accaderle.

Nel 2012 torna a incrociare Gabriele Defilippi, un suo ex allievo che non vede da anni. Il ragazzo ha poco più di vent’anni, un aspetto curato, una parlantina sciolta e una personalità che chi lo conosce descriverà come camaleontica. Si presenta come broker finanziario, parla di investimenti, di opportunità, di un futuro radioso. Ma soprattutto le parla di loro due: una casa ad Antibes, le spiagge della Costa Azzurra, una nuova vita lontano dalla quotidianità piatta di Castellamonte. Per Gloria, che per lui prova un sentimento mai vissuto prima, quelle parole hanno il peso di una rivelazione.

Defilippi costruisce il proprio ascendente su di lei con metodo. Gli psicologi che ne studieranno la personalità nel corso delle indagini descrivono la sua capacità manipolatoria come fuori dalla norma: sa leggere la fragilità altrui e trasformarla in leva. Con Gloria funziona alla perfezione. Quando le chiede di affidargli i risparmi, ben 187mila euro, per acquistare la casa ad Antibes e avviare gli investimenti promessi, lei accetta. La società in cui dovrebbero confluire quei soldi non esiste: è tutto un inganno.

Quando Gloria scopre la truffa, nel settembre del 2015, non si rassegna. Si rivolge a un avvocato, sporge denuncia e insiste per riavere il denaro. È quella denuncia a firmare la sua condanna a morte. Defilippi capisce che la situazione gli sta sfuggendo di mano e comincia a pianificare una via d’uscita. La trova in Roberto Obert, 53 anni, con cui ha una relazione: i due sono amanti.

La mattina del 13 gennaio Defilippi incontra Gloria davanti alla scuola e le fissa un appuntamento per il pomeriggio, lasciandole intendere che è arrivato il momento di restituirle il denaro. Lei è sollevata. Nel primo pomeriggio si trovano vicino a una rotonda fuori dal paese: Gloria sale su una Twingo bianca, si siede sul lato del passeggero. Al volante c’è Obert, che viene presentato come un avvocato. Defilippi prende posto dietro di lei. Le spiega che deve spegnere il cellulare per non rischiare intercettazioni da parte della Guardia di Finanza. Lei obbedisce. Nonostante tutto, si fida ancora.

Durante il tragitto, Defilippi la intrattiene con chiacchiere rassicuranti. Gloria non si accorge di dove stiano andando. Quando l’auto si ferma davanti a una sbarra in mezzo alla vegetazione, lui la strangola. Con l’aiuto di Obert nasconde il cadavere nella cisterna della discarica. Entrambi torneranno alle loro vite come se niente fosse.

La cisterna

Sono le indagini della Procura di Ivrea, coordinate dal procuratore capo Giuseppe Ferrando, a smontare pezzo per pezzo la storia. Gli inquirenti ricostruiscono la rete di rapporti attorno a Defilippi e scoprono che nella truffa erano coinvolte anche altre persone: Efisia Rossignoli, una cameriera che aveva recitato la parte di una direttrice di banca per dissipare i dubbi di Gloria, e Caterina Abbattista, madre di Defilippi, al corrente della frode. Nessuna delle due risulta coinvolta nell’omicidio.

Il 19 febbraio è Obert stesso a condurre i carabinieri fino alla discarica di Rivara. Durante un interrogatorio che si protrae fino a notte fonda, confessa il delitto, indicando in Defilippi l’esecutore materiale. Il ragazzo tenta di ribaltare la versione e di scaricare sull’amante la responsabilità principale. Ma un errore commesso durante un confronto tra i due tradisce la reale dinamica dei fatti e sgombra il campo da ogni dubbio. Ferrando, commentando quelle confessioni, parlerà di una freddezza impressionante e di una mancanza di umanità sconvolgente.

Obert

Nel 2017 arriva la prima sentenza: 30 anni a Defilippi, autore materiale dell’omicidio, 19 a Obert. La Cassazione conferma la pena trentennale nel 2019, riducendo quella di Obert a diciotto anni e nove mesi. Rossignoli patteggia poco più di un anno; Abbattista viene condannata in via definitiva a dodici mesi per concorso in truffa.

Defilippi sconta la pena nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Nel 2022 ottiene un permesso speciale per discutere la tesi di laurea in Scienze Politiche sulla figura di Adriano Olivetti, riportando un voto di 105 su 110. Obert lavora oggi come bibliotecario nel carcere di Verbania.